Iyengar Yoga, coronavirus, come praticare senza lezioni. 5: torsioni

Le torsioni rappresentano un gruppo speciale tra gli āsana anche rispetto alla nomenclatura perché le principali di esse prendono i nomi di famosi saggi indiani. In queste posizioni si esegue una torsione laterale della colonna, tenendo i due lati del bacino allineati: l’azione di ruotare si chiama parivtta e vṛtti sono i movimenti incontrollabili della mente che si arrestano praticando yoga. E’ evidente che le torsioni hanno una particolare utilità per raggiungere gli obbiettivi dello yoga e sono state raccomandate direttamente dai saggi.

Le torsioni sono  posizioni adatte a migliorare la flessibilità e apertura nel torace e nelle spalle, che rischiano di diventare rigidi con il tempo. Inoltre aiutano a portare consapevolezza nella parte posteriore, dove si accumulano i risultati di cattive posture Vanno praticate con prudenza in caso di problemi alla colonna, come la scoliosi.

Se non ci sono problemi, è corretto iniziare con la pratica di Parivtta Trikoṇāsana che può essere considerata la base di queste posizioni: si impara a lavorare dalla stabilità delle gambe e quindi a sentire  la libertà di ruotare la colonna.

schiena4Le torsioni che iniziano dalla posizione dandasana  vanno eseguite con un supporto sotto gli ischi.  Sono queste posizioni ad avere i nomi dei saggi (Rishi) indiani: Bharadvaja è una figura immaginaria ricorrente nell’antica tradizione indiana,  come autore di capitoli dei Rgveda e dei Purana e padre del grande guerriero che istruì nelle scienze militari i Kaurava e Pandava,  che combatterono la guerra descritta nel Mahabharata.

Bharadvājāsana  è una posizione adatta per i principianti dove la colonna si estende e ruota senza comprimere l’area dell’addome. Si può anche praticare seduti sulla sedia e questo aiuta a fare leva con le braccia, incrementando la torsione e mantenendo il bacino diritto. E’ una ottima posizione per calmare il mal di schiena lombare ed è adatta tutti, anche durante il ciclo e la gravidanza.

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Una posizione molto importante è Marīchyāsana se non altro per il fatto che ne esistono quattro varianti, di fatto quattro differenti posizioni. In Marīchyāsana  una gamba rimane distesa in dandasana, l’altra viene piegata portando il piede davanti all’ischio. E’ importante mantenere la stabilità delle gambe per lavorare sulla torsione. Marichi era uno dei grandi Rishi, nato dal cervello di Brahma, dio della creazione e la sua figura ricorre in molte leggende indiane, come anche nel Mahabharata, assistendo Bhisma che stava sul letto di chiodi.

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Infine, Ardha Matsyendrāsana prende il nome da Matsyendra, che a differenza degli altri due, è stato un personaggio reale e un grande maestro di yoga, inventore dell’Hatha Yoga. Il nome vuole dire letteralmente “signore dei pesci” perché secondo la leggenda era stato inghiottito da un grande pesce; lì aveva appreso lo yoga direttamente da Shiva.

Queste posizioni lavorano differentemente sulla colonna.  In Ardha Matsyendrāsana la torsione parte dall’articolazione sacro iliaca; in Marīchyāsana dalle vertebre lombari; in Bharadvājāsana le lombari devono rimanere allungate verso l’alto il più possibile, ruotando dall’area del diaframma. In tutte queste posizioni occorre portare attenzione all’azione della rotazione e muovere le vertebre cervicali e il capo solo dopo aver ruotato la colonna. Ed ecco una sequenza adatta a praticare queste posizioni.

Parivtta (torsione, fluttuazione) Shtiti (posizione, stabilità, stare)=posizioni di estensione laterale

  1. Taḍā (montagna) sana= posizione della montagna
  2. Utthita (esteso) Trikoṇā (triangolo)sana=posizione del triangolo esteso
  3. Utthita Pārsva (lato) koṇā (angolo) sana=posizione dell’angolo di lato
  4. Pārsv (lato) ott (intenso) ānāsana=posizione di stiramento del fianco
  5. Parivtta (voltato) Trikoṇā (triangolo)sana= posizione del triangolo voltato
  6. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  7. utt (intenso) anāsana=la posizione di allungamento intenso
  8. Bharadvājāsana con la sedia =posizione del saggio Bharadvājā con il supporto
  9. dand (bastone) āsana=posizione del bastone
  10. Bharadvājāsana I = prima posizione del saggio Bharadvājā
  11. Marīchyāsana I =prima posizione del saggio Marīchi
  12. Marīchyāsana III= terza posizione del saggio Marīchi
  13. Ardha Matsyendrāsana =mezza posizione del saggio Matsyendra
  14. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  15. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  16. Salamba (supporto) Sarvangā (corpo) sana=posizione dove tutto il corpo è sostenuto
  17. Savā (cadavere) sana=posizione del cadavere

 

Effetti antinfiammatori della pratica di Iyengar Yoga

In questo periodo di coronavirus si parla molto di difese immunitarie; però, per ragioni di sicurezza e per evitare i contagi, viene richiesto di rimanere in casa e non uscire nemmeno per fare una camminata o un po’ di servizio fisico. Le regole, in una situazione così complessa e grave, non si discutono; tuttavia la forzata immobilità non aiuta certo le difese immunitarie. Per fortuna abbiamo lo yoga.

BKS Iyengar era solito ricordare che molte persone occidentali usano il corpo così poco da perdere completamente la consapevolezza. Passano dalla scrivania all’auto, e dall’auto alla tavola, dalla tavola alla poltrona e dalla poltrona al letto. Si crede di fare molte cose, ma non c’è alcuna azione sul corpo.  L’azione è il movimento accompagnato dall’ intelligenza.  Attraverso la pratica di Āsana e prānayāma impariamo invece a sviluppare la  consapevolezza in modo tale che “che ogni poro della pelle diventa sensibile come un occhio”. Questo avviene poco per volta, sono necessari anni  di pratica; però ogni giorno si migliora un poco. Grazie alle istruzioni precise della pratica dell’Iyengar Yoga si entra sempre più in profondità e si sviluppa una consapevolezza del corpo incredibile. Questo avviene tramite gli organi di senso, governati dalla mente e dal respiro. L’organo di senso più esteso è la pelle e durante la  pratica delle posizioni si impara a sentire il movimento dei muscoli e della pelle, si  diventa sensibili all’interfaccia tra la pelle e il muscolo.

Le riviste mediche specialistiche si occupano ora molto frequentemente dello yoga (insieme ad altre discipline “olistiche”, come Tai Chi, Mindfulness ecc.) e la bibliografia che si sta radunando è imponente.  Addirittura la rivista Frontiers of Immunology ha dedicato uno studio dettagliato sulle modifiche a livello genetico indotte dalla pratica dello yoga e della meditazione.  Citando il lavoro basato sull’Iyengar Yoga per le donne operate di tumore al seno e altre ricerche intervenute successivamente, un impressionante  elemento in comune ritrovato in tutti gli studi è stato la diminuzione significativa di NF-kb e delle sostanze prodotte dal sistema immunitario che ne aiutano la diffusione (citochine), come evidenziato dalla figura.  In altri termini, secondo questi studi, lo yoga fa retrocedere la situazione genetica responsabile dello stress e dell’infiammazione. L’effetto dello yoga si accumula giorno per giorno e produce benefici a lungo termine per la salute. Questi studi sono molto incoraggianti e varrebbe la pena confrontare i vari stili di yoga e  le diverse tecniche meditative rispetto ai risultati prodotti come sottolinea uno studio recente intitolato: Yoga and your genes.

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Yoga per la salute dei geni http://www.lamedicinapreventiva.it/yoga-salute-geni/

Ma come si ottiene , tramite la pratica yoga, questo effetto così importante? Un recentissimo studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports”: “Structure and Distribution of an Unrecognized Interstitium in Human Tissues” offre una serie di spunti molto interessanti. Grazie ad osservazioni fatte con tecniche innovative (in particolare uno speciale modo di “congelare” i frammenti di tessuto da analizzare) e l’uso di strumentazione impensabile fino a pochi anni fa, si è “scoperto” qualcosa di nuovo nel corpo umano e molto importante, cioè una fittissima rete di spazi di dimensioni infinitesimali, riempiti di fluido, in vari tipi di tessuti, ma soprattutto sotto la pelle, nei tessuti dell’apparato digestivo e urinario, e nei tessuti muscolari. Prima si pensava che questi tipi di tessuti fossero costituiti soprattutto di collagene, o comunque di una struttura cellulare “rigida”, invece si tratta di una rete “fluida”, che è stato possibile osservare soltanto grazie a questo nuovo metodo di preparazione dei campioni, che ne ha conservato intatte le caratteristiche vitali, compresi i fluidi.  Questi risultati possono avere conseguenze di grande importanza nello spiegare la diffusione, ad esempio, delle metastasi attraverso i linfonodi, poiché la nuova scoperta fa capire molto meglio la circolazione dei fluidi nel corpo, e quindi anche dei fattori infiammatori e del funzionamento del sistema immunitario.Si parla così addirittura di un nuovo “organo”, l’interstizio, in considerazione della sua estensione ed importanza, dal momento che “cattura” anche il 20% del peso corporeo!

 

interstitium La circolazione dei fluidi nel corpo è un argomento tipicamente “olistico”. Per la medicina occidentale non era un aspetto di primaria importanza fino a pochi decenni fa, ma nella medicina antica era alla base dello studio dello stato fisico e del carattere della persona, pur in assenza di basi scientifiche paragonabili a quelle odierne. Anche nella medicina dell’antichità, gli “umori” erano importanti non solo per la salute fisica, ma anche per definire il carattere. Oggi sappiamo che il sistema immunitario funziona grazie alla circolazione linfatica: in altri termini, l’equilibrio dei fluidi nel corpo è determinante per lo stato di salute, ovvero per la resistenza agli agenti esterni.

La pratica dell’Iyengar Yoga lavora precisamente sull’interstizio. BKS Iyengar ha spiegato che l’intelligenza del corpo, che si sviluppa attraverso lo yoga, è reale; mentre l’intelligenza della mente è solo immaginazione. Quando il corpo “sente” l’allineamento, è perché i tessuti del corpo si sono addestrati a questa consapevolezza, a lavorare in accordo con la mente. La pelle è in contatto con l’esterno; la sua consapevolezza, come involucro intelligente, è reale. In altri termini, a ogni livello di pratica yoga, occorre muoversi lentamente,  come al rallentatore, in modo da essere consapevoli, istante per istante, delle azioni che corpo e mente insieme stanno eseguendo.  In questo modo la pratica yoga è benefica per la salute, perché riporta l’energia dove il corpo ha bisogno. La scienza ci ha spiegato che questo scambio energetico, o chimico, avviene attraverso l’interstizio e  il sistema  linfatico. parivrtta erdha chandrasanaMa è piuttosto impressionante che le Upanishad, duemila anni fa, conoscessero già la rete di canali infinitesimali che permea l’intero corpo umano come veicolo di trasmissione di Vyana, l’energia vitale di tutto il corpo.  Ora la scienza sta riconoscendo, con una serie di studi coerenti, che la diffusione dell’infiammazione nel corpo, come anche degli antigeni di questa, hanno un luogo e dei modi che si vanno definendo con sempre maggiore precisione, e più gli studi scientifici procedono, più si riscontrano analogie significative con le pratiche yoga che, in effetti, sono in grado di prevenire e far recedere molti di questi sintomi.

Iyengar Yoga, coronavirus, come praticare senza lezioni. 4: posizioni “restorative” e pranayama

Nella sequenza di “gruppi” di posizioni yoga, avrei dovuto lasciare per ultime le posizioni “restorative” e il pranayama, ma ho pensato di parlarne prima perché queste posizioni sono molto indicate nella presente, difficile situazione e in ogni caso vanno alternate alle altre. Ad esempio, potete eseguire le posizioni in piedi al mattino e la sequenza “restorativa” con pranayama alla sera; oppure eseguirla due volte alla settimana invece della pratica abituale.

IMG_20200329_150644Le posizioni “restorative” o passive sono una caratteristica dell’Iyengar Yoga. Sono stati Guruji e Geetaji ad ideare e perfezionare delle variazioni delle posizioni “attive” con l’uso dei supporti, allo scopo di rendere lo yoga  facile e piacevole da praticare anche per le persone che per motivi di età o salute trovano difficili le altre posizioni. Però questa sequenza non è assolutamente riservata solamente alle persone stanche o anziane. Il corpo e la mente devono imparare a rilassare, a lasciare andare, non soltanto ad allungare, estendere ecc.  Il rilassamento e l’effetto riposante avvengono dopo essere rimasti in ogni posizione almeno cinque minuti, ma non ci sono controindicazioni a stare anche più a lungo.

IMG_20200329_150800Il torace e i polmoni rappresentano la nostra riserva di energia e con queste posizioni il respiro diventa tranquillo e si supera l’ansia.  Si ottiene così la giusta condizione per la pratica del pranayama, l’esercizio del respiro.

In questa sequenza, che è stata praticata durante una lezione con video sulla pagina Facebook di YogaDom asd, ho iniziato con posizioni con il capo supportato come nella sequenza suggerita per migliorare le difese immunitarie. Questo anche per imparare a lavorare, ad esempio, con le gambe per migliorare il rilassamento dell’addome, ma soprattutto per creare le condizioni adatte alla pratica delle posizioni passive.

Per quanto riguarda la pratica di viloma pranayama nella espirazione (qui sotto vedete due modi per sollevare il torace, con la coperta orizzontale e verticale), vi ricordo gli appunti di una classe con Geetaji.

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Visranta Karaka (interruzione) Shtiti= posizioni di riposo

  1. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  2. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  3. utt (intenso) anāsana=la posizione di allungamento intenso
  4. prasarita (esteso) pad (piede) ott (intenso) anāsana= posizione di estensione dai piedi
  5. Supta (sdraiato) Padāņguşţha (alluce) sana = posizione supina con la presa dell’alluce
  6. Ūrdhva (alto) Prasarita (esteso) Pād (piedi) āsana = posizione con i piedi stesi in alto
  7. Supta (sdraiato) vir (eroe) āsana =la posizione sdraiata dell’eroe
  8. Supta (sdraiato) baddha (legato) konā (angolo) sana =la posizione sdraiata con le gambe legate ad angolo
  9. Chat (quattro) uspad (piedi) āsana= posizione con quattro piedi
  10. Salamba (supporto) Sarvangā (corpo) sana=posizione dove tutto il corpo è sostenuto
  11. Paschim (ovest, dietro) ott (intenso) ānāsana= posizione di estensione intensa della schiena
  12. Viloma (tagliare) prana (respiro) yama (esercizio)
  13. Savā (cadavere) sana=posizione del cadavere

Iyengar Yoga, coronavirus, come praticare senza lezioni. 3: posizioni in avanti

Gli asana “in avanti”  portano il cervello e il cuore in uno stato di riposo, perché il viso e il cuore sono rivolti verso il basso: sono quindi particolarmente adatti per questo periodo difficile, nella variante con la fronte sostenuta. Guruji diceva che in queste posizioni la mente è in stretto contatto con il corpo e quindi si riposa. La posizione con la testa rivolta verso il basso esprime simbolicamente l’arrendersi alla volontà del Signore (ovvero uno dei 5 nyama, YogaSutra, II, 45) o del Guru, che porta il praticante dal buio verso la luce. L’arrendersi richiede grande coraggio ma porta incredibili benefici fisici e psichici. Le posizioni in avanti  calmano l’agitazione, danno sollievo alla mente, creano una sensazione di fresco; ma allo stesso tempo stimolano il sistema digerente e tonificano gli organi addominali.

Allungando la schiena completamente, si migliorano i dolori alla schiena, i crampi e i dolori mestruali. Questi asana migliorano la circolazione del sangue nella regione pelvica e aiutano l’apparato riproduttivo a funzionare regolarmente. Devono essere inseriti nella pratica regolare da eseguire durante il ciclo, con la fronte supportata.

Chi soffre di pressione alta, ansietà, agitazione, insonnia, mal di testa, problemi oculari (miopia e glaucoma), avrà beneficio dall’esecuzione di queste posizioni, nello stato finale e con la fronte supportata.  

Le posizioni “in avanti” o Paśchima Pratana Sthiti, secondo il Preliminary Course (Yoga in Action) di Geeta Iyengar, iniziano da dand (bastone) āsana, la posizione del bastone, che rappresenta per le posizioni sedute e “in avanti” quello che Tadasana o Samasthiti rappresentano per le posizioni in piedi.  L’intelligenza del corpo necessaria per praticare le posizioni “in avanti” va preparata con la pratica di posizioni in piedi. La sequenza che propongo comprende infatti anche posizioni in piedi, con estensione della colonna “in avanti”. La stessa azione si ritrova in posizioni sedute.

In dandāsana, il peso è sugli ischi e le gambe sono allungate in avanti. L’ azione consiste nell’intenso stiramento dei muscoli posteriori della coscia, nella contrazione dei quadricipiti per sollevare le rotule, dei muscoli del polpaccio e delle caviglie che danno stabilità alle gambe. Anche nelle posizioni “in avanti” se le gambe e il bacino non sono stabili, la colonna non si può allungare.

Quando non è possibile allungare verso l’alto la colonna con le gambe stese, occorre aumentare l’altezza sotto il bacino e, in generale, quello che vale per dandāsana vale anche per le altre posizioni in avanti. Mantenendo il lavoro delle gambe, in paschimottanāsana il bacino ruota in avanti, con una estensione verso l’alto prima del torace (lavoro del retto addominale) poi una estensione in avanti della colonna. Le scapole devono andare indietro, i gomiti si piegano afferrando i piedi e portando i trapezi indietro. Tutte le altre posizioni in avanti costituiscono varianti in cui una gamba è piegata e l’altra è tesa. In queste posizioni asimmetriche, il lato della gamba piegata si deve estendere di più di quello della gamba tesa, per mantenere l’allineamento della colonna.

Per generare consapevolezza nell’estensione della colonna afferrare i lati dei piedi (eventualmente usare una cintura), piegare i gomiti verso l’esterno per aprire la parte bassa del torace; portare le scapole indietro ed allungare la cima della testa in avanti, con le spalle lontano dalle orecchieIMG_2604

Per i principianti è meglio praticare prima separatamente le azioni, ad esempio, di Urdhva (alto) Hasta (mano) Dandāsana e Urdhva (alto) Mukha (viso) Dandāsana, prima di avventurarsi in avanti: questo perché i principianti hanno bisogno di tempo per imparare come lavorare la parte posteriore del torace. Invece con il miglioramento della pratica si può estendere di più utilizzando un mattone oltre i piedi, come si vede qui.

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Le controindicazioni o la necessità di supporti particolari sono per chi soffre di spondilosi lombare o di ernia. Nel primo caso occorre usare una coperta arrotolata o un bolster tra le cosce e l’addome. Nel secondo caso, è meglio non estendere la colonna in avanti ma usare un supporto, un panchetto o due sgabelli. Nelle posizioni sedute, non estendere in avanti la colonna liberamente, ma portare le mani su una sedia o un altro supporto, o, al limite, al muro, a seconda della gravità dei casi. E’ importante che l’estensione sia accuratamente controllata.

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Infine, se le posizioni in avanti sono calmanti, possono essere controindicate per chi ha la pressione bassa e soffre di depressione.

Paśchima (dietro, ovest) Pratana (gruppo) Sthiti (posizioni)= posizioni in cui la schiena è allungata in avanti

  1. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  2. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  3. utt (intenso) anāsana=la posizione di allungamento intenso
  4. Pārsv (lato) ott (intenso) ānāsana=posizione di stiramento del fianco
  5. dand (bastone) āsana=posizione del bastone
  6. Paschim (ovest, dietro) ott (intenso) ānāsana= posizione di estensione intensa della schiena
  7. Padāņguşţha (alluce) dand (bastone) āsana=posizione del bastone con la presa dell’alluce
  8. Jānu (ginocchio) Sĭrş (testa) āsana= posizione con la testa sul ginocchio
  9. Triangā (tre) Mukha (viso) ika (uno) pada (piede) Paschim (ovest, dietro) ott (intenso) ānāsana= posizione di estensione intensa della schiena, con tre appoggi e verso un piede
  10. Marīchasāna 1= posizione del saggio Marīchi, figlio del creatore Brahmā
  11. Upavişţha (seduto) konā (angolo) sana=posizione seduta ad angolo
  12. Paschim (ovest, dietro) ott (intenso) ānāsana= posizione di estensione intensa della schiena
  13. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  14. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  15. Salamba (supporto) Sarvangā (corpo) sana=posizione dove tutto il corpo è sostenuto
  16. Savā (cadavere) sana=posizione del cadavere

Bibliografia consultata:

Astagala Yogamala

Geeta Iyengar, Preliminary Course, in particolare pp. 72-74.

Geeta Iyengar, Linee Guide per insegnanti di yoga, pp.30-31

Long, C. Macivor, The Key Poses of Hatha Yoga, p. 99 ss.

LOY, Geeta Iyengar in Italia, 22-24 aprile 2004, Montecatini Terme.

Iyengar Yoga , coronavirus, come praticare senza lezioni. 2: posizioni sedute

Secondo gli antichi testi mistici delle UpanisadBhagavad Gita, il termine asana (il primo ad essere oggi memorizzato anche dagli studenti yoga meno attenti!) non voleva dire posizione, ma sedile. Il primo esegeta degli Yoga Sutra di Patanjali, Vyasa, che scrisse forse nel v secolo d.C., elenca 12 asana principali,  per lo più posizioni sedute, per quello che si può capire. Ci sono padmasana, virasana, svastikasana, dandasana.  Non sappiamo esattamente come fosse la pratica yoga in tempi così antichi, ma quando Patanjali dice:  sthira-sukhaṁ āsanam, la posizione deve essere stabile e comoda (YS, II, 46) voleva probabilmente riferirsi alla posizione seduta, tenuta a lungo nella meditazione o nel pranayama. Ma i saggi presto si accorsero che per mantenere la stabilità senza disagio occorreva preparare il corpo;  diversamente la mente avrebbe iniziato a confondersi e distrarsi; quindi la pratica degli asana diventò un’arte sempre più raffinata, in cui, come soleva ricordare BKS Iyengar, potevano ritrovarsi tutti gli aspetti dello yoga.

Quindi, dopo aver preparato il corpo con le posizioni in piedi, si possono praticare le posizioni sedute più facili e accessibili anche ai principianti. Ancora una volta, la mia raccomandazione è quella di utilizzare questo inusuale tempo libero per memorizzare i nomi delle posizioni ed essere così in grado di padroneggiare il vocabolario dello yoga, imparando i diversi nomi delle posizioni sedute e sperimentando le loro caratteristiche. Per essere certi di tenere la colonna ben allungata e non oscillare indietro, è bene sedersi su una o più coperte piegate: un piccolo supporto aiuta a sentire meglio le ossa del bacino. Per eseguire la presa dell’alluce, si possono usare due cinture.

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Badda konasana/Upavishta Konasana/Padangushta Upavishta Konasana

All’inizio è meglio non chiudere gli occhi, ma tenere lo sguardo fermo diritto in avanti per evitare di chiudere o abbassare il torace e le spalle. 

In questa facile sequenza ho alternato posizioni diverse, in modo da imparare gradualmente a mantenere la stabilità delle posizioni sedute.

Upavişţha Sthiti= Posizioni sedute

  1. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  2. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  3. utt (intenso) anāsana=la posizione di allungamento intenso
  4. prasarita (esteso) pad (piede) ott (intenso) anāsana= posizione di estensione dai piedi
  5. dand (bastone) āsana=posizione del bastone
  6. Padāņguşţha (alluce) dand (bastone) āsana=posizione del bastone con la presa dell’alluce
  7. upavişţha (seduto) konā (angolo) sana=posizione seduta ad angolo
  8. Padāņguşţha (alluce) upavişţha (seduto) konā (angolo) sana=posizione seduta ad angolo con la presa dell’alluce
  9. baddha (legato) kona (angolo) sana (2 minuti)= posizione dell’angolo legato
  10. dand (bastone) āsana=posizione del bastone
  11. svastikā (incrocio) sana (2 minuti per parte)=posizione con le gambe incrociate
  12. parvatā (montagna) sana in svastikāsana= posizione della montagna con le gambe in svastikāsana
  13. siddhā (saggio, divino) sana= posizione del saggio
  14. vīrā (eroe) sana (due minuti)=posizione dell’eroe
  15. parvatāsana in vīrāsana= posizione della montagna con le gambe in vīrāsana
  16. Adho (basso) mukha (viso) vir (eroe) āsana= la posizione dell’eroe con il viso in basso
  17. adho mukha svanā (cane) sana= la posizione del cane che guarda in basso
  18. Salamba (supporto) Sarvangā (corpo) sana=posizione dove tutto il corpo è sostenuto
  19. Savā (cadavere) sana=posizione del cadavere

Iyengar Yoga, coronavirus, come praticare senza lezioni. 1: posizioni in piedi

Dal 9 marzo tutte le mie lezioni di yoga sono sospese.

Dopo una esperienza del genere le cose non torneranno esattamente come prima.  Speriamo di ritrovarci migliori e più solidali. Nel frattempo occorre continuare a praticare yoga anche senza lezioni. I benefici dello yoga sono preziosi, soprattutto in una situazione di questo genere. Lo yoga potenzia il sistema immunitario e aiuta a combattere l’attacco dei virus; previene gli attacchi di ansia e dona lucidità mentale. La pratica della meditazione è una vera e propria medicina e permette di esercitare il distacco consapevole e selettivo rispetto a quello che ci circonda.

Però capita spesso che gli studenti di yoga confondano la pratica con l’esercizio fisico. Seguendo le lezioni di Iyengar Yoga si lavora fisicamente il modo intenso. Ma poco per volta è necessario integrare le lezioni con l’abitudine alla pratica personale. Può capitare che lo studente si senta confuso e non riesca a ricordare le posizioni e le sequenze praticate durante le lezioni. Lo yoga, come tutte le discipline, ha una sua terminologia, un suo vocabolario.

La mia proposta è quella di utilizzare questo tempo senza lezioni di yoga per imparare a praticare da soli, cercando anche di memorizzare finalmente i nomi delle principali posizioni

geetaji che pratica

Alcuni studenti, magari dopo anni di pratica, non sono ancora riusciti a imparare i nomi delle posizioni che hanno eseguito tantissime volte. Questo succede perché “ricordare i nomi” pare poco importante.  Ma se non si conosce un linguaggio, non lo si può utilizzare: i nomi e la classificazione delle posizioni servono a evocare azioni che si eseguono nel corpo, sensazioni che la mente percepisce, risultati che il corpo e la mente possono apprezzare.

Imparare a memoria non serve, ma sperimentare gli effetti fisici e mentali delle posizioni, con l’obbiettivo di distinguere i differenti gruppi di asana, può incoraggiare lo studio graduale della terminologia dello yoga, che è  strumento importantissimo per una pratica più consapevole e punto di partenza per il miglioramento della pratica personale.

L’argomento della classificazione delle posizioni, dei loro effetti al fine di costruire sequenze coerenti per la pratica è sempre stato al centro dell’attenzione da parte di BKS Iyengar e Geetaji in quanto la filosofia dell’Iyengar Yoga si focalizza proprio su asana e pranayama. Per gli studenti indiani è facile, ma gli occidentali si trovano di fronte ad un linguaggio che sembra astruso. L’acquisizione del linguaggio invece non è difficile ed è persino divertente; in questo modo  le persone potranno muoversi con più disinvoltura nel campo dello yoga, acquistando autonomia e maggiore consapevolezza.

Vi propongo quindi delle sequenze semplici ordinate per gruppi di posizioni. Ci sono posizioni in piedi,  sedute, di allungamento in avanti, di estensione laterale (torsioni), capovolte, di estensione indietro e di riposo. La sequenza di ogni gruppo avrà una predominanza delle posizioni di quel gruppo.  Non ci sono figure, soltanto il nome della posizione e la traduzione. L’uso dei supporti in Iyengar Yoga fa sì che ogni posizione sia un insieme di posizioni: ogni posizione può essere eseguita in tanti modi diversi. Iniziate dalla posizione “classica”. Quando non sapete ricondurre la posizione ai vostri ricordi delle lezioni, potete consultare il libro “Teoria e pratica dello Yoga” di BKS Iyengar oppure “Yoga per la donna” di Geeta Iyengar oppure “Yoga e Sport” di BKS Iyengar. Se non avete questi libri potete consultare Google nella sezione delle immagini.  Questo piccolo sforzo vi aiuterà ad imparare finalmente i nomi. Praticando la sequenza ogni giorno, i nomi poco per volta diventeranno familiari e “amici”.

Naturalmente dovete praticare con attenzione e prudenza e se avete dubbi chiedete…alcune posizioni possono essere controindicate a seconda dello stato personale di salute. 

Prima sequenza: posizioni in piedi

Utthişţha (esteso) Sthiti (posizione, stabilità, stare) =posizioni in piedi

Queste asana portano l’attenzione a come si sta in piedi, a distribuire il peso correttamente e a utilizzare la forza di gravità per rimanere stabili. Praticando le posizioni in piedi di comprende come estendere la colonna verso l’alto, lateralmente e in avanti; si realizzano posizioni di equilibrio e torsioni e si impara a lavorare in modo uniforme i due lati del corpo. Le posizioni in piedi permettono così di sviluppare l’intelligenza del corpo e i rapporti corpo/mente/respiro. Sono adatte a tutti i praticanti.

  1. Taḍā (montagna) sana= posizione della montagna
  2. Vŗkṣā (albero) sana=posizione dell’albero
  3. Utkaṭā (potente) sana=posizione del fulmine
  4. Urdhva (alto) Hasta (mano) sana/Badangullia (intreccio)sana=braccia in alto/posizione dell’intreccio
  5. Utthita (esteso) Trikoṇā (triangolo)sana=posizione del triangolo esteso
  6. Vīrabadrā (guerriero) sana 2=seconda posizione del guerriero
  7. Utthita Pārsva (lato) koṇā (angolo) sana=posizione dell’angolo di lato
  8. Vīrabadrā (guerriero) sana 1=prima posizione del guerriero
  9. Ardha (mezza) Chandrā (luna) sana=posizione della mezzaluna
  10. Pārsv (lato) ott (intenso) ānāsana=posizione di stiramento del fianco
  11. Prasārita (esteso) Pad (piede) ott (intenso) ānāsana=posizione di estensione dai piedi
  12. Utt (intenso) ānāsana=posizione di allungamento intenso
  13. Adho (basso) Mukha (viso) Svanā (cane) sana=posizione del cane che guarda in basso
  14. Salamba (supporto) Sarvangā (corpo) sana=posizione dove tutto il corpo è sostenuto
  15. Savā (cadavere) sana=posizione del cadavere

 

Prevenire i contagi potenziando il sistema immunitario

Guruji BKS Iyengar nacque nel 1918, nel pieno della pandemia di influenza “spagnola” che fece milioni di vittime in tutto il mondo e sua mamma si ammalò proprio quando era incinta. Forse per questo motivo Guruji fu un bambino di salute cagionevole e le sue  condizioni lo portarono a studiare yoga. Grazie al suo insegnamento, ora moltissime persone in tutto il mondo possono praticare yoga mettendo in essere le tecniche da lui perfezionate e migliorare così il loro stato di salute fisica e mentale.

Ma le epidemie continuano. Ci furono, tra le altre,  l’influenza suina e poi la SARS. Ora c’è una  nuova epidemia che si sta propagando in tutto il mondo, nonostante precauzioni senza precedenti. Più che la malattia in sé, è la paura di ammalarsi che danneggia milioni di persone.  Chi viaggia ha paura di ammalarsi e chi rimane a casa ha paura dei viaggiatori!

Quando si diffuse il timore per la c.d. influenza suina, le autorità indiane decisero di chiudere le scuole e anche l’Istituto di Pune dovette chiudere, benché non ci fossero ammalati tra gli insegnanti e gli studenti. Ma fortunatamente lo yoga ha metodi diversi e più intelligenti di affrontare il problema, che non va comunque sottovalutato. La forza dello yoga è la prevenzione. “Āsana e prānayāma dovrebbero essere praticati da tutti perché rinforzano il sistema immunitario e forniscono resistenza e forza in qualsiasi condizione ambientale” (Yoga e Sport, p. 139). Il saggio Patanjali infatti diceva : “Heyaṃ duḥkham anāgatam” (Yoga Sutra, II, 19), ovvero, la sofferenza che deve ancora manifestare deve essere evitata.

Questa non è certo una critica a quanti si stanno adoperando per evitare la diffusione del nuovo coronavirus. Se il virus fosse così contagioso, allora davvero sarebbe una catastrofe globale; ma non tutti si ammalano e fortunatamente la stragrande maggioranza delle persone ammalate guariscono. Questo deve far riflettere in merito alla reazione globale di paura, che non è del tutto razionale. E’ la risposta individuale ai cambiamenti ambientali che fa sì che alcuni si ammalino e che per altri addirittura la malattia sia fatale.

Ci sono nel mondo numerose vittime innocenti per cause molto diverse dalle epidemie di influenza, che non trovano mai lo spazio nelle prime pagine dei giornali.

Se non tutti si ammalano, è merito del sistema immunitario. Guruji, proprio in occasione dell’epidemia di peste suina, suggerì una sequenza di asana e pranayama specifica per incrementare le difese dell’organismo. L’agente principale delle difese immunitarie, spiega Guruji, è il sangue dove i globuli bianchi impediscono l’invasione di microrganismi. Studi recenti hanno dimostrato gli effetti antinfiammatori dell’Iyengar Yoga; i risultati benefici della pratica costante delle posizioni capovolte sono stati studiati  dettagliatamente da Guruji.  E’ ora di provare questa pratica e studiarla meglio! Chi non è in grado di eseguire o mantenere le posizioni così a lungo, può utilizzare i supporti.

IMG_4948Pratica della mattina

Uttānāsana 5 minuti

Adho Mukha Śvānāsana 5 minuti

Prasārita Padotanāsana 3 minuti

Śirşāsana 5 minuti, più 10 minuti di variazioni

Vipārita Daņdāsana con la sedia 5 minuti

Sarvangāsana 10 minuti

Halāsana 5 minuti

Sarvangāsana variazioni 5 minuti

Setu Bandha Sarvangāsana 5 minuti

Vipārita Karani 5 minuti

Śavāsana con Viloma o Ujjay prānayāma 10 minuti

schiena8Pratica della sera

Śirşāsana 10 minuti

Sarvangāsana 10 minuti

Halāsana 5 minuti

Setu Bandha Sarvangāsana 10 minuti

Śavāsana con Viloma o Ujjay prānayāma 10 minuti

Questa sequenza è costituita interamente da posizioni capovolte o posizioni in cui la cima della testa è rivolta verso il basso. Anche chi non sa eseguire queste posizioni, può praticare ugualmente la sequenza utilizzando le corde per Śirşāsana o la sedia per Sarvangāsana. Questa sequenza era stata proposta in una situazione di emergenza, la diffusione della peste suina. 

Nella sequenza proposta in un altro testo (B.K.S. Iyengar, Yoga, A Path to holistic Health), per incrementare le difese immunitarie,  le posizioni capovolte sono precedute da Supta Badda Konasana, Supta Virasana e Setu Bandha Sarvangāsana con l’uso di bolster, ovvero in modalità molto rilassante e confortevole. Non vengono dati i tempi, che sono invece impegnativi nella sequenza proposta su Yoga Rahasya. Come sempre, Guruji voleva adeguare lo yoga all’esperienza delle persone e rendere i benefici accessibili a tutti.

Bibliografia consultata:

B.K.S.Iyengar, Light On Yoga, London 1966, in particolare pp.179-237 su Śirşāsana,Sarvangāsana e il loro ciclo.

“Building Immunity and Avoiding the Flu”in Yoga Rahasya, Compilation of articles pertaining Yoga Therapy published from 1994 to 2009, pp.143-145

B.K.S. Iyengar, Yoga, A Path to holistic Health, London 2008, pp.308-311.

B.K.S. Iyengar, Yoga e Sport, Roma, 2017, pp.139-141.

Come migliorare l’equilibrio tra “azione” e percezione in Iyengar Yoga

Il prossimo seminario si svolgerà domenica 2 febbraio, dalle 10 alle 13, presso “Yoga Room” in Via Lombroso 6, Torino.

Il seminario è rivolto ad allievi intermedi e avanzati di Iyengar® Yoga, a chi intende iniziare o perfezionare un percorso di insegnamento, agli allievi di Iyengar Yoga volenterosi e desiderosi di apprendere. No principianti assoluti. Gli allievi di altri “stili” di yoga devono contattarmi prima al 3357011099.

Lo studio delle “azioni” per la pratica degli asana in Iyengar Yoga richiede in primo luogo la pratica quotidiana finalizzata allo sviluppo della sensibilità individuale. Tuttavia, ognuno di noi ha difficoltà e necessita di essere indirizzato e corretto; inoltre, non è sufficiente studiare una sola volta il “cosa fare” per sentire ed eseguire correttamente un asana, ma occorre ripetere e praticare perché il momento in cui si inizia a “sentire” l’azione corretta è soltanto l’inizio di un percorso e non certo l’obbiettivo.

Occorre affinare l’equilibrio tra l’azione e la percezione, perché se l’azione è forte o violenta, i muscoli sono troppo attivi e la pelle, organo di percezione per eccellenza, non può sentire. Se l’azione è troppo blanda, si riceve invece una sensazione di instabilità e disagio. Equilibrando l’azione e la percezione, si possono eseguire  aggiustamenti sempre più fini e correggere la posizione fino a sentire completamente i suoi effetti benefici sul corpo e sulla mente.

Questi gli argomenti svolti sinora:

Come “stirare le gambe” (22 settembre 2019); come portare “la parte alta delle cosce indietro”(13 ottobre 2019); come portare “la testa del femore nell’acetabolo”(17 novembre 2019); come allungare il sacro verso i talloni (15 dicembre 2019); come allineare i due lati del bacino (12 gennaio 2020).

I prossimi seminari:  2 febbraio, 1 marzo, 19 aprile, 17 maggio, 7 giugno.  Indispensabile prenotazione.

Come “stirare le gambe”

Alcune delle “istruzioni” più comuni, proprio perché vengono frequentemente ripetute nelle lezioni di Iyengar Yoga, a volte non vengono comprese ed eseguite nella maniera ottimale.   Poiché le posizioni in piedi sono le prime ad essere studiate, la stabilità sui piedi e l’estensione delle gambe, con la corretta apertura dell’articolazione del ginocchio e l’allungamento della muscolatura sono azioni fondamentali per la corretta ed efficace esecuzione di tutte  posizioni.

stiraregambe1Da Tadasana, divaricare in Utthita Hasta Padasana. Mantenere le azioni di tadasana, ovvero il peso sulla parte posteriore dei talloni che spingono verso il pavimento i lati esterni dei piedi, in modo da separare le cosce. Malleoli su verso l’alto e interno dei talloni giù al pavimento. L’interno delle caviglie e i malleoli NON cadono verso l’interno.

Da Utthita Hasta Padasana, ruotare una gamba verso l’esterno di 90°.  La gamba dietro mantiene il lavoro precedente, ma occorre resistere con il lato esterno del piede spinto in basso (e mantenere anche indietro la spalla). Fare perno sul tallone della gamba davanti per ruotare la gamba, spingendo verso il pavimento il centro del tallone, ma sollevando la pianta del piede e le dita ed allargando i metatarsi. Appoggiare la pianta del piede a terra ed estendere completamente la pianta del piede e le dita, premendo verso il pavimento il taglio interno del piede, resistendo con il taglio esterno a terra. Con questa azione si allungano sia il lato interno della gamba, dalla caviglia interna all’inguine, che il lato esterno, dal fianco al tallone.

Da Parsva Hasta Padasana, resistendo con l’interno della gamba posteriore indietro, estendere i due lati del torace verso la gamba davanti e andare in Utthita Trikonasana. Nella gamba davanti, allungare il polpaccio verso il tallone e sollevare di più la rotula. Continuando a spingere  il taglio interno della gamba a terra, resistere con l’esterno della tibia in dentro. NON rovesciare il piede verso l’esterno.

Da Parsva Hasta Padasana, piegare la gamba davanti ruotando il ginocchio indietro e portando la coscia parallela a terra e il ginocchio in linea con il tallone e andare in Virabadrasana 2. Contemporaneamente spingere verso il pavimento il lato esterno del tallone della gamba dietro, sollevando tutto il taglio interno della gamba, dalla caviglia all’inguine. Per mantenere la spinta sul lato esterno del piede, spingere il lato esterno della gamba dal fianco giù verso il pavimento.

Da Virabadrasana 2, estendere i due lati del torace e portare la mano all’interno del tallone in Utthita Parsvakonasana,  estendendo il braccio opposto verso l’alto. Il braccio davanti aiuta a portare il ginocchio indietro e quindi il femore dentro l’acetabolo; questa azione consente di mantenere il peso sull’esterno del piede dietro.  Le due successive varianti,  la mano dietro il tallone e la posizione completa con il braccio opposto sopra l’orecchio, richiedono un controllo anche più intenso della gamba dietro.  Il lavoro con il piede dietro al muro, ad esempio, consente di mantenere l’attenzione sulla spinta del lato esterno del tallone dietro verso il pavimento in tutte le fasi dell’esecuzione dell’asana.

Ricordiamo che secondo gli Yoga Sutra di Patanjali, “concentrazione è fissare la mente in un punto” YS, III.1 deśa-bandhaś cittasya-dhāraṇā.stiraregambe2

Per Virabadrasana 1, fare perno sul tallone della gamba dietro e ruotare il piede verso l’interno di 60°. Mantenere la spinta verso il pavimento del lato esterno del tallone mentre si ruota la gamba davanti di 90° verso l’esterno. Allungare il taglio interno del piede davanti verso il pavimento e portare indietro la testa del femore. Allungare dall’alluce al tallone il taglio interno del piede dietro, per mantenere la spinta del tallone verso il basso. Allungare il taglio interno della gamba, dal tallone all’inguine, verso l’alto e portare in avanti il fianco. Mantenere il lavoro della gamba dietro piegando la gamba davanti.

stiraregambe3

Per ardha chandrasana, piegare la gamba davanti, ma mantenere estesa la gamba dietro. In particolare, spingendo la punta del piede a terra, mantenere in alto il taglio interno della gamba, così da sollevare la gamba dall’interno della coscia. In posizione, allungare dal polpaccio al tallone verso il basso e dall’interno del ginocchio all’inguine verso l’alto. La  gamba sotto si mantiene piegata; si stira mantenendo allungato e spinto verso il basso il taglio interno del piede a terra. In questo modo si ottiene la corretta posizione dei fianchi e del torace. Nelle posizioni di equilibrio tutte e due le gambe lavorano, quella  in alto ancora di più di quella a terra quindi NON alzare e abbassare la gamba dietro dal piede.

In Adho mukha svanasana, il peso deve essere distribuito tra le braccia e le gambe, quindi le cosce devono essere spinte indietro, grazie all’azione delle tibie e dei talloni che spingono indietro e verso il basso. La parte superiore della tibia resiste indietro. Chi non può appoggiare i talloni a terra deve utilizzare un supporto; oppure, se manca poco, fare una posizione un poco più stretta. Invece chi appoggia facilmente i talloni può aprire ancora un poco la posizione, per continuare a lavorare con le gambe in modo più intenso. stiraregambe4Uttanasana e ardha uttanasana sono posizioni molto importanti per sentire il corretto allineamento delle gambe, con il bacino in linea rispetto ai piedi. Per ottenere questo, meglio iniziare da uttanasana con i piedi divaricati, allungare i lati interni dei piedi verso il basso, mantenendo aperte tutte le dita e sollevare i lati interni delle gambe; il taglio esterno si allunga dal bacino ai talloni. Il coccige si mantiene verso il pavimento. Per la preparazione di urdhva prasarita ekapadasana (ma l’azione è la stessa in virabadrasana3 e parivrtta ardha chandrasana) allungare il taglio interno della gamba sollevata dall’inguine all’alluce; in particolare, allungare il polpaccio verso il tallone e il femore indietro verso il bacino; in questo modo si apre la parte posteriore del ginocchio verso il soffitto. Il femori vanno sollevati anche nella preparazione di sirsasana e sarvangasana: in questo caso, occorre portare la parte davanti della coscia verso il femore e la parte posteriore lontano dal femore. Con l’appoggio dell’alluce, è possibile stirare il taglio interno della gamba.

stiraregambe5

In upavista konasana, si allunga il taglio interno della gamba dall’alluce all’inguine e il taglio esterno dal quinto dito ai fianchi; contemporaneamente, si aprono le ginocchia verso il pavimento, spingendo il più possibile i femori a terra. Il dietro delle cosce spinge verso il pavimento. La preparazione di salamba sarvangasana con la sedia ed ekapada sarvangasana riassume le azioni già viste nelle posizioni in piedi ed è interessante osservare come variando l’appoggio le azioni diventino più intense.

Come diceva Guruji, stirando, si porta l’azione dalla periferia al centro. Senza estensione, non ci può essere espansione. L’estensione appartiene al cervello, l’espansione al cuore. L’estensione è attenzione, l’espansione è consapevolezza. Umilmente, iniziamo a porre attenzione anche alle istruzioni apparentemente più semplici come “stirare le gambe”.

(Questi sono appunti da una lezione tenuta presso Yoga Room di Via Lombroso 6 a Torino il 15 settembre 2019)

La traduzione italiana del Commentario degli “Yoga Sutra di Patañjali” di Edwin Bryant

E’ stato un privilegio ed un onore per me collaborare all’edizione italiana, pubblicata dalle Edizioni Mediterranee, di questo testo così importante per ogni praticante yoga e lavorare con Gabriella Giubilaro, Chiara Ghiron ed Edwin Bryant. Il mio lavoro è consistito nel rileggere il testo e suggerire le espressioni più scorrevoli e comprensibili in italiano. Trattandosi di un testo filosofico in cui è arduo trovare una corrispondenza perfetta tra le due lingue (ad iniziare dalla traduzione dei sūtra dal sanscrito all’inglese e quindi all’italiano), il lavoro è stato impegnativo e non breve, si sono dovuti affrontare e risolvere insieme tanti dubbi, come Gabriella ha sottolineato nella prefazione.

img_20191209_163228-e1575908263109.jpgOra che il libro è pubblicato, mi affascina la sensazione di sentirmi solamente un po’ più vicina agli Yoga Sūtra come se non avessi dedicato ad essi ogni momento del mio tempo libero per molti mesi, ma soltanto alcune ore o pochi giorni.  La traduzione ha  contribuito  di sicuro in modo sostanziale alla mia conoscenza del testo ma nello stesso tempo mi ha fatto appena intravvedere la sua complessità.Il titolo inglese dell’opera è “The Yoga Sutra of PatañjaliA New Edition, Translation and Commentary by Edwin Bryant” 2009, Foreword copyright by B.K.S. Iyengar. E proprio Guruji nella sua prefazione sottolinea che il metodo di lavoro scelto da Edwin, spiegare gli Yoga Sūtra con i commentatori precedenti, ne fa il testo di riferimento per gli studenti occidentali che hanno deciso di seguire il cammino dello yoga.  Gabriella osserva: ” In questo modo, il lettore interessato all’argomento, ma che manca di una formazione accademica specifica, può accedere a molti testi importanti in un solo volume”.  Da parte mia, sono stata colpita, proprio rileggendo più volte il testo di Edwin, dalla sua costante e meticolosa ricerca dell’interpretazione più corretta, tenendo conto del fatto che “la nostra comprensione del testo di Patañjali è completamente dipendente dalle interpretazioni dei commentatori posteriori. Questo lascia ovviamente aperta la possibilità che i commentatori abbiano capito male o che, più probabilmente, abbiano reinterpretato aspetti del testo filtrando antiche nozioni attraverso le prospettive teologiche o settarie dei loro tempi”.  Ed è quello che Edwin cerca costantemente di evitare, utilizzando per quanto possibile un approccio fenomenologico, ovvero astenendosi dall’ utilizzare metodi interpretativi moderni sul testo antico di argomento filosofico religioso “in maniera non giudicante e il più possibile neutrale”.

Questo punto di vista  (che contraddistingue il metodo di lavoro di Edwin e quindi tutta la sua produzione scientifica) con il corretto e sapiente uso delle fonti e l’abilità a comunicarle, non sono caratteristiche così scontate, soprattutto pensando alla estrema difficoltà della materia e al pubblico cui è rivolta. Infatti oggi la passione per la pratica yoga “sul tappetino” rischia di lasciare sullo sfondo la finalità dello yoga e la complessità del percorso.  Anche chi desidera studiare ed approfondire si può scoraggiare di fronte ad una materia non soltanto difficile da afferrare e astrusa, per la mancanza di riferimenti alla nostra cultura, ma alle molteplici interpretazioni e “scuole” che tentano di semplificare. Questo sistema non può certo accontentare chi desidera veramente avvicinarsi alle fonti dello yoga.

Con questa lunga premessa, dopo aver lavorato con grande piacere all’edizione italiana di questo testo, mi rendo conto di essere soltanto all’inizio del percorso di studio e comprensione degli Yoga Sūtra di Patañjali; tuttavia, trovo questa sensazione intrigante e non assolutamente frustrante. Ogni piccola scoperta è una grande scoperta.  Ne voglio ricordare in particolare due. 

La prima si trova proprio all’inizio del testo dove Patañjali descrive il primo degli stati mutevoli della mente, pramāṇa: “La conoscenza corretta consiste in percezione sensoriale, logica e testimonianza verbale” (YS, I, 7). La percezione sensoriale è indicata per prima: è quindi la più importante risorsa per acquisire la conoscenza corretta. Qui Patañjali chiaramente mette davanti la diretta testimonianza dei fatti rispetto ad ogni tipo di informazione mediata ed Edwin commenta in questo modo: ” E’ per via di questo orientamento che lo yoga, secondo la mia opinione, è destinato a rimanere fonte di interesse costante per le inclinazioni empiriche del mondo moderno”. In altri termini, Patañjali è estremamente moderno, in quanto lascia alla responsabilità individuale il decidere che cosa è vero e perché. Su questo punto Patañjali ritorna più volte, da vari punti di vista, ma una sintesi magistrale è quella di Edwin nelle Riflessioni Conclusive del volume, quando parla di puruṣa e Libero Arbitrio: l’agentività (libero arbitrio) fa parte delle caratteristiche di buddhi o di puruṣa?  Edwin osserva che il punto di vista di Patañjali sull’argomento è neutro ed alcuni commentatori propendono esplicitamente per negare la funzione di agente a puruṣa mentre una ricca tradizione di studi (tra cui i Vedanta Sūtra) riconosce invece  a puruṣa la qualità di agire. La questione è di importanza basilare, anche rispetto alla disputa con il buddismo, perché non vi sarebbe coerenza con la legge del karma senza riconoscimento al puruṣa del libero arbitrio come agente della propria condizione, argomenta Edwin. E di nuovo Patañjali si svela in tutta la sua attualità!

Il secondo punto -a proposito di interpretazioni e di scuole- è al commento del sūtra III, 29 “Con il samyama sul cakra dell’ombelico si ottiene la conoscenza della struttura del corpo”. Qui molto opportunamente (forse ricordando le domande dei suoi allievi praticanti di āsana) Edwin ricorda che lo Yoga classico di Patañjali non si occupa della fisiologia dei cakra perché l’obbiettivo dello yoga di Patañjali non è quello della teoria per cui la liberazione si ottiene quando l’energia kundalini raggiunge il sahasraracakra sulla cima della testa. Esistono, nella stessa tradizione indiana, autorevoli contaminazioni tra i due sistemi come nell’haṭha yoga ma di base la tradizione yoga è dualistica mentre l’insieme delle tradizioni tantra/sakta  è monistica.

Lo stesso Guruji incidentalmente ricorda la fisiologia dei cakra, che ricorre spesso anche nelle lezioni di Prashant. Tuttavia proprio Prashant precisa che Iyengar Yoga non è assolutamente Haṭha Yoga (cosa che implicherebbe una distinzione tra haṭha e raja yoga) benché ritenga utile insegnare alcuni aspetti illustrati nell’ Haṭha Yoga Pradīpikā, come i bandha, i mudrā e i cakra. (Prashant Iyengar, Yoga and the New Millennium, pp. 20-21).

Patanjali
Statua di Patanjali al RIMYI, il giorno del Guru Purnima (festa di tutti i Guru)

Alla fine, come ricorda BKS Iyengar nella prefazione, lo yoga è una materia di studio pratica e non descrittiva. E proprio la pratica condotta secondo i suoi insegnamenti dà la chiave a mio parere per apprezzare la straordinaria sapienza del testo di Patañjali. Il testo di Edwin dà la possibilità ad ognuno di noi praticanti di āsana, pranayana e meditazione di comprenderlo poco per volta e di inserire questo studio nella pratica quotidiana, verificandone personalmente la corerenza rispetto alle nostre percezioni, sensibilità ed esperienza. Un grande ringraziamento ad Edwin (sperando che presto finisca il suo commento alla Bhagavadgītā!) e a Gabriella.

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