Muovere la pelle del corpo dal lavoro di mani e piedi

Il viaggio alla scoperta di sé dello yoga inizia, secondo BKS Iyengar, dalla pelle del corpo. E’ questo il confine tra noi stessi ed il mondo esterno, è l’organo di senso più esteso tramite il quale comunichiamo con i tessuti sottostanti, con i muscoli, le ossa, i legamenti, i sistemi organici. E’ importante portare consapevolezza nella pelle che è anche la superficie sensibile per eccellenza agli stimoli, al caldo, al freddo, al sole, all’umido, alla pioggia, ai colpi, alle carezze, ai contatti con gli oggetti esterni…ma come è sensibile verso l’esterno, la pelle “sente” anche quello che succede all’interno del corpo, l’allungarsi dei muscoli, il lavoro delle articolazioni. Tramite questa straordinaria sensibilità avviene il “dialogo” con il nostro sé interiore nel cammino dello yoga.

La differenza tra gli “strati” del sé è naturalmente teorica, l’essere umano è un tutto unico. Ma per cogliere l’unità è necessario che questi strati dialoghino tra loro e questo è lo scopo della pratica di asana del pranayama. Se non c’è questa comunicazione, se ad esempio la persona è interessata solamente a quello che avviene all’esterno, si sperimenta uno stato di dis-gregazione e spiacevole confusione.

La scienza medica ha dimostrato che la pratica yoga può avere effetti benefici anche sulla salute fisica, ma come avviene questo effetto? Una possibile spiegazione è proprio attraverso l’azione esercitata dallo yoga sugli strati del corpo ed in particolare sullo strato che sta tra la pelle e il muscolo, il c.d. “interstizio”. Lavorando intensamente su questo strato con la pratica di asana e pranayama, si migliorano la circolazione linfatica ed il sistema immunitario con un effetto benefico sulla salute generale, sia fisica che mentale.

Vi propongo quindi una pratica adatta a estendere e risvegliare la pelle del corpo partendo dalle estremità in quanto la circolazione linfatica avviene dalla periferia verso il centro. I vasi linfatici superficiali, che si trovano nel tessuto sottocutaneo, drenano una quantità di liquidi significativa; più che di vasi propriamente detti, si deve pensare ad una serie di intercapedini che si possono riempire di liquido in modo statico, oppure possono spingere, grazie all’azione dei tessuti sottostanti, i liquidi verso il centro, eliminando le tossine. Questo è uno dei motivi per cui BKS Iyengar insisteva tanto sulla estensione e sensibilità della pelle, ma anche sull’importanza del lavoro delle mani e dei piedi per allungare le gambe e le braccia e portare l’azione alla colonna.

Per sentire l’estensione della pelle delle mani, si propone di usare un secondo tappetino in modo da rialzare leggermente i polsi con tutte e cinque le dita allungate giù. Sentire i polpastrelli uno per uno premere a terra e allungare le dita una per una dai polpastrelli ai polsi. Mettere peso sulle dita, estendere le braccia ed i due lati del busto indietro. Dalla pressione delle dita, ruotare le braccia in modo che il lato esterno vada verso il basso e il lato interno indietro; sentire l’apertura delle ascelle. Portare la fronte su un supporto.

Sollevare il bacino, stirare le gambe in adho mukha svanasana mantenendo la pressione sui polpastrelli e sulle dita; portare l’interno dei gomiti verso l’alto e le scapole indietro. Sollevare i talloni il più possibile e poi estendere i talloni indietro portando la parte anteriore della coscia verso la parte posteriore (Guruji diceva: il muscolo del davanti della coscia verso l’osso e il muscolo del dietro della coscia lontano dall’osso). Sentire la separazione delle cosce e l’esterno delle gambe che va indietro. Questa azione consente di sentire lo spazio nell’area addominale.

Camminare quindi in avanti in uttanasana, fino a portare le spalle sui polsi. Mantenendo il lavoro delle mani, dai polpastrelli ai polsi e delle braccia, dai polsi alle ascelle, sollevare i talloni il più possibile. In questo modo cambia il baricentro e le mani devono spingere più intensamente a terra per mantenere le spalle lontano dalle orecchie. Se questo lavoro non è possibile, si può mettere altezza sotto le mani e il secondo tappetino, ad esempio costruendo un ripiano con dei libri o dei mattoni. Se invece è troppo facile, si possono mettere due (o quattro) mattoni sotto i piedi.

Muovendo il secondo tappetino nell’altro senso, si esegue il medesimo movimento con le dita allungate verso l’esterno. Tutte le cinque dita sono a terra e spingono verso il basso, dai polpastrelli alla base delle dita, il polso appoggia sul tappetino ripiegato (ma non spinge verso il basso). Quindi sollevare i talloni il più possibile spostando il baricentro e portando maggiore peso sulle mani e più intensa azione nell’estensione dei due lati del busto verso l’alto. Infine, si possono ruotare le mani con le dita in direzione dei piedi: in questo modo si sente di più la pressione delle dita a terra, con i relativi collegamenti all’azione sulle scapole e la muscolatura del tronco.

Devo questa sequenza agli insegnanti advanced e senior che mi hanno guidata nella preparazione dell’esame intermediate junior 2 per adho mukha vrchasana, la posizione dell’albero capovolto.

Bibliografia consultata:

BKS Iyengar, Light On Life, London 2003

Trattato di Flebologia e Linfologia, a cura di S. Mancini, volume 2, Torino, 2001.

Effetti antinfiammatori della pratica di Iyengar Yoga

In questo periodo di coronavirus si parla molto di difese immunitarie; però, per ragioni di sicurezza e per evitare i contagi, viene richiesto di rimanere in casa e non uscire nemmeno per fare una camminata o un po’ di servizio fisico. Le regole, in una situazione così complessa e grave, non si discutono; tuttavia la forzata immobilità non aiuta certo le difese immunitarie. Per fortuna abbiamo lo yoga.

BKS Iyengar era solito ricordare che molte persone occidentali usano il corpo così poco da perdere completamente la consapevolezza. Passano dalla scrivania all’auto, e dall’auto alla tavola, dalla tavola alla poltrona e dalla poltrona al letto. Si crede di fare molte cose, ma non c’è alcuna azione sul corpo.  L’azione è il movimento accompagnato dall’ intelligenza.  Attraverso la pratica di Āsana e prānayāma impariamo invece a sviluppare la  consapevolezza in modo tale che “che ogni poro della pelle diventa sensibile come un occhio”. Questo avviene poco per volta, sono necessari anni  di pratica; però ogni giorno si migliora un poco. Grazie alle istruzioni precise della pratica dell’Iyengar Yoga si entra sempre più in profondità e si sviluppa una consapevolezza del corpo incredibile. Questo avviene tramite gli organi di senso, governati dalla mente e dal respiro. L’organo di senso più esteso è la pelle e durante la  pratica delle posizioni si impara a sentire il movimento dei muscoli e della pelle, si  diventa sensibili all’interfaccia tra la pelle e il muscolo.

Le riviste mediche specialistiche si occupano ora molto frequentemente dello yoga (insieme ad altre discipline “olistiche”, come Tai Chi, Mindfulness ecc.) e la bibliografia che si sta radunando è imponente.  Addirittura la rivista Frontiers of Immunology ha dedicato uno studio dettagliato sulle modifiche a livello genetico indotte dalla pratica dello yoga e della meditazione.  Citando il lavoro basato sull’Iyengar Yoga per le donne operate di tumore al seno e altre ricerche intervenute successivamente, un impressionante  elemento in comune ritrovato in tutti gli studi è stato la diminuzione significativa di NF-kb e delle sostanze prodotte dal sistema immunitario che ne aiutano la diffusione (citochine), come evidenziato dalla figura.  In altri termini, secondo questi studi, lo yoga fa retrocedere la situazione genetica responsabile dello stress e dell’infiammazione. L’effetto dello yoga si accumula giorno per giorno e produce benefici a lungo termine per la salute. Questi studi sono molto incoraggianti e varrebbe la pena confrontare i vari stili di yoga e  le diverse tecniche meditative rispetto ai risultati prodotti come sottolinea uno studio recente intitolato: Yoga and your genes.

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Yoga per la salute dei geni http://www.lamedicinapreventiva.it/yoga-salute-geni/

Ma come si ottiene , tramite la pratica yoga, questo effetto così importante? Un recentissimo studio, pubblicato sulla rivista “Scientific Reports”: “Structure and Distribution of an Unrecognized Interstitium in Human Tissues” offre una serie di spunti molto interessanti. Grazie ad osservazioni fatte con tecniche innovative (in particolare uno speciale modo di “congelare” i frammenti di tessuto da analizzare) e l’uso di strumentazione impensabile fino a pochi anni fa, si è “scoperto” qualcosa di nuovo nel corpo umano e molto importante, cioè una fittissima rete di spazi di dimensioni infinitesimali, riempiti di fluido, in vari tipi di tessuti, ma soprattutto sotto la pelle, nei tessuti dell’apparato digestivo e urinario, e nei tessuti muscolari. Prima si pensava che questi tipi di tessuti fossero costituiti soprattutto di collagene, o comunque di una struttura cellulare “rigida”, invece si tratta di una rete “fluida”, che è stato possibile osservare soltanto grazie a questo nuovo metodo di preparazione dei campioni, che ne ha conservato intatte le caratteristiche vitali, compresi i fluidi.  Questi risultati possono avere conseguenze di grande importanza nello spiegare la diffusione, ad esempio, delle metastasi attraverso i linfonodi, poiché la nuova scoperta fa capire molto meglio la circolazione dei fluidi nel corpo, e quindi anche dei fattori infiammatori e del funzionamento del sistema immunitario.Si parla così addirittura di un nuovo “organo”, l’interstizio, in considerazione della sua estensione ed importanza, dal momento che “cattura” anche il 20% del peso corporeo!

 

interstitium La circolazione dei fluidi nel corpo è un argomento tipicamente “olistico”. Per la medicina occidentale non era un aspetto di primaria importanza fino a pochi decenni fa, ma nella medicina antica era alla base dello studio dello stato fisico e del carattere della persona, pur in assenza di basi scientifiche paragonabili a quelle odierne. Anche nella medicina dell’antichità, gli “umori” erano importanti non solo per la salute fisica, ma anche per definire il carattere. Oggi sappiamo che il sistema immunitario funziona grazie alla circolazione linfatica: in altri termini, l’equilibrio dei fluidi nel corpo è determinante per lo stato di salute, ovvero per la resistenza agli agenti esterni.

La pratica dell’Iyengar Yoga lavora precisamente sull’interstizio. BKS Iyengar ha spiegato che l’intelligenza del corpo, che si sviluppa attraverso lo yoga, è reale; mentre l’intelligenza della mente è solo immaginazione. Quando il corpo “sente” l’allineamento, è perché i tessuti del corpo si sono addestrati a questa consapevolezza, a lavorare in accordo con la mente. La pelle è in contatto con l’esterno; la sua consapevolezza, come involucro intelligente, è reale. In altri termini, a ogni livello di pratica yoga, occorre muoversi lentamente,  come al rallentatore, in modo da essere consapevoli, istante per istante, delle azioni che corpo e mente insieme stanno eseguendo.  In questo modo la pratica yoga è benefica per la salute, perché riporta l’energia dove il corpo ha bisogno. La scienza ci ha spiegato che questo scambio energetico, o chimico, avviene attraverso l’interstizio e  il sistema  linfatico. parivrtta erdha chandrasanaMa è piuttosto impressionante che le Upanishad, duemila anni fa, conoscessero già la rete di canali infinitesimali che permea l’intero corpo umano come veicolo di trasmissione di Vyana, l’energia vitale di tutto il corpo.  Ora la scienza sta riconoscendo, con una serie di studi coerenti, che la diffusione dell’infiammazione nel corpo, come anche degli antigeni di questa, hanno un luogo e dei modi che si vanno definendo con sempre maggiore precisione, e più gli studi scientifici procedono, più si riscontrano analogie significative con le pratiche yoga che, in effetti, sono in grado di prevenire e far recedere molti di questi sintomi.

Prevenire i contagi potenziando il sistema immunitario

Guruji BKS Iyengar nacque nel 1918, nel pieno della pandemia di influenza “spagnola” che fece milioni di vittime in tutto il mondo e sua mamma si ammalò proprio quando era incinta. Forse per questo motivo Guruji fu un bambino di salute cagionevole e le sue  condizioni lo portarono a studiare yoga. Grazie al suo insegnamento, ora moltissime persone in tutto il mondo possono praticare yoga mettendo in essere le tecniche da lui perfezionate e migliorare così il loro stato di salute fisica e mentale.

Ma le epidemie continuano. Ci furono, tra le altre,  l’influenza suina e poi la SARS. Ora c’è una  nuova epidemia che si sta propagando in tutto il mondo, nonostante precauzioni senza precedenti. Più che la malattia in sé, è la paura di ammalarsi che danneggia milioni di persone.  Chi viaggia ha paura di ammalarsi e chi rimane a casa ha paura dei viaggiatori!

Quando si diffuse il timore per la c.d. influenza suina, le autorità indiane decisero di chiudere le scuole e anche l’Istituto di Pune dovette chiudere, benché non ci fossero ammalati tra gli insegnanti e gli studenti. Ma fortunatamente lo yoga ha metodi diversi e più intelligenti di affrontare il problema, che non va comunque sottovalutato. La forza dello yoga è la prevenzione. “Āsana e prānayāma dovrebbero essere praticati da tutti perché rinforzano il sistema immunitario e forniscono resistenza e forza in qualsiasi condizione ambientale” (Yoga e Sport, p. 139). Il saggio Patanjali infatti diceva : “Heyaṃ duḥkham anāgatam” (Yoga Sutra, II, 19), ovvero, la sofferenza che deve ancora manifestare deve essere evitata.

Questa non è certo una critica a quanti si stanno adoperando per evitare la diffusione del nuovo coronavirus. Se il virus fosse così contagioso, allora davvero sarebbe una catastrofe globale; ma non tutti si ammalano e fortunatamente la stragrande maggioranza delle persone ammalate guariscono. Questo deve far riflettere in merito alla reazione globale di paura, che non è del tutto razionale. E’ la risposta individuale ai cambiamenti ambientali che fa sì che alcuni si ammalino e che per altri addirittura la malattia sia fatale.

Ci sono nel mondo numerose vittime innocenti per cause molto diverse dalle epidemie di influenza, che non trovano mai lo spazio nelle prime pagine dei giornali.

Se non tutti si ammalano, è merito del sistema immunitario. Guruji, proprio in occasione dell’epidemia di peste suina, suggerì una sequenza di asana e pranayama specifica per incrementare le difese dell’organismo. L’agente principale delle difese immunitarie, spiega Guruji, è il sangue dove i globuli bianchi impediscono l’invasione di microrganismi. Studi recenti hanno dimostrato gli effetti antinfiammatori dell’Iyengar Yoga; i risultati benefici della pratica costante delle posizioni capovolte sono stati studiati  dettagliatamente da Guruji.  E’ ora di provare questa pratica e studiarla meglio! Chi non è in grado di eseguire o mantenere le posizioni così a lungo, può utilizzare i supporti.

IMG_4948Pratica della mattina

Uttānāsana 5 minuti

Adho Mukha Śvānāsana 5 minuti

Prasārita Padotanāsana 3 minuti

Śirşāsana 5 minuti, più 10 minuti di variazioni

Vipārita Daņdāsana con la sedia 5 minuti

Sarvangāsana 10 minuti

Halāsana 5 minuti

Sarvangāsana variazioni 5 minuti

Setu Bandha Sarvangāsana 5 minuti

Vipārita Karani 5 minuti

Śavāsana con Viloma o Ujjay prānayāma 10 minuti

schiena8Pratica della sera

Śirşāsana 10 minuti

Sarvangāsana 10 minuti

Halāsana 5 minuti

Setu Bandha Sarvangāsana 10 minuti

Śavāsana con Viloma o Ujjay prānayāma 10 minuti

Questa sequenza è costituita interamente da posizioni capovolte o posizioni in cui la cima della testa è rivolta verso il basso. Anche chi non sa eseguire queste posizioni, può praticare ugualmente la sequenza utilizzando le corde per Śirşāsana o la sedia per Sarvangāsana. Questa sequenza era stata proposta in una situazione di emergenza, la diffusione della peste suina. 

Nella sequenza proposta in un altro testo (B.K.S. Iyengar, Yoga, A Path to holistic Health), per incrementare le difese immunitarie,  le posizioni capovolte sono precedute da Supta Badda Konasana, Supta Virasana e Setu Bandha Sarvangāsana con l’uso di bolster, ovvero in modalità molto rilassante e confortevole. Non vengono dati i tempi, che sono invece impegnativi nella sequenza proposta su Yoga Rahasya. Come sempre, Guruji voleva adeguare lo yoga all’esperienza delle persone e rendere i benefici accessibili a tutti.

Bibliografia consultata:

B.K.S.Iyengar, Light On Yoga, London 1966, in particolare pp.179-237 su Śirşāsana,Sarvangāsana e il loro ciclo.

“Building Immunity and Avoiding the Flu”in Yoga Rahasya, Compilation of articles pertaining Yoga Therapy published from 1994 to 2009, pp.143-145

B.K.S. Iyengar, Yoga, A Path to holistic Health, London 2008, pp.308-311.

B.K.S. Iyengar, Yoga e Sport, Roma, 2017, pp.139-141.

Il Gestalt Counseling incontra l’Iyengar Yoga

SABATO 16 NOVEMBRE, nuovo incontro Gestalt Counseling e Iyengar Yoga.

Dall’incontro tra Gestalt Counseling e Iyengar Yoga è nata un’esperienza che, partendo dalla pratica Yoga, invita i partecipanti a portare l’attenzione su ciò che avviene nel corpo, indagando ed esplorando anche le emergenze sensoriali, emotive ed i vissuti ad esse collegate.

La nostra postura, ogni nostra contrattura, il modo in cui ci sediamo e camminiamo nel mondo: sono tutti aspetti che raccontano il nostro vissuto. Il corpo è il nostro primo confine con gli altri e con l’ambiente che ci circonda, è il punto di partenza per conoscere chi siamo veramente, cosa vogliamo e come ottenerlo.

In che modo possiamo imparare a distinguere e comprendere i segnali del nostro corpo? Attraverso l’esperienza. Esercitandoci a sentire il corpo, a percepire ogni suo movimento, anche il più sottile, come quello legato al respiro, le sensazioni che ne derivano e, a un livello ancora più profondo, a individuare e distinguere le emozioni inespresse, retroflesse e trattenute.

gestalt violaQuesto workshop è nato da un incontro personale – quello tra Manuela Stano, psicoterapeuta e counselor, Laura Nozza, esperta di comunicazione e counselor ed Emanuela Zanda, insegnante di yoga –  e i molti preziosi punti d’incontro tra le due metodologie che nel tempo si sono rivelate complementari, oltre a ottimi strumenti di conoscenza personale e compagni di viaggio l’una dell’altra, appunto la Gestalt e lo Iyengar Yoga.

COME SI SVOLGE IL WORKSHOP
La prima parte del workshop è strutturato in una vera lezione di Iyengar Yoga, adatta a tutti, anche ai neofiti, nella quale i partecipanti sono invitati, durante la pratica, a portare l’attenzione su quanto avviene nel proprio corpo (sensazioni, emozioni ecc).
La seconda parte è invece strutturata in un lavoro di gruppo in cui tutti sono invitati a condividere la propria esperienza e sostenuti a indagare le proprie emergenze.

PERCHÉ QUESTO WORKSHOP
Nello yoga, tradizionalmente, non vi è spazio per esprimente a voce quello che accade durante la pratica. La metodologia della Gestalt sostiene l’individuo nel  riconoscere i propri automatismi (meccanismi nevrotici fonte di malessere) attraverso un lavoro di attenzione al presente. Nel qui ora non possiamo che essere presenti attraverso il nostro corpo, è in questo modo quindi che le due “tecniche” si incontrano e si sostengono reciprocamente: il lavoro di gruppo dà voce alle emergenze incontrate durante la pratica che a sua volta accende nel quei segnali che il più delle volte rimangono inascoltati.

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI GESTALT COUNSELING E IYENGAR YOGA
Il Gestalt Counseling utilizza la metodologia della Terapia della Gestalt: un approccio fenomenologico basato sull’esperienza nel presente, sulla valorizzazione dei vissuti corporei come veicolo di conoscenza e di radicamento nel qui e ora, e sull’autenticità della relazione nell’incontro con l’altro. L’attenzione è sul vissuto, che è fatto di posture, gestualità, voce e respiro oltre che di parole ed emozioni. L’interesse è rivolto al modo in cui un malessere, un disagio o una difficoltà si esprime nel corpo, prima che al significato celato dietro a esso. Il Gestalt Counseling intende sostenere la persona a riconoscere gli automatismi dei propri schemi di comportamento, così da scegliere di abbandonare o riorganizzare quelli divenuti inefficaci, sostituendoli con modelli maggiormente funzionali, frutto di una nuova consapevolezza in divenire.

Lo Yoga, disciplina nata in India migliaia di anni fa, si propone di calmare le fluttuazioni della mente che disturbano in continuazione e ostacolano la naturale ricerca della verità. Il cammino dello Yoga si svolge con la pratica di asana (posizioni del corpo), pranayama (tecniche di respirazione profonda), meditazione. BKS Iyengar (1918-2014), il maestro che più di tutti ha lavorato per portare lo Yoga in Occidente ha insegnato ad affinare la sensibilità ed equilibrare l’azione e la percezione nella pratica yoga.

L’Iyengar Yoga è un metodo di insegnamento dello Yoga adatto a tutti, grazie  alla preparazione specifica degli insegnanti certificati e formati in modo da seguire gli allievi in base alle esigenze individuali, in modo da garantire gradualità e sicurezza nell’apprendimento, anche con l’uso di attrezzi e supporti. La pratica dell’Iyengar Yoga fa del corpo un vero strumento di studio, analisi e ed esperienza.

A CHI SI RIVOLGE- METODOLOGIA
A tutti coloro che vogliono sviluppare la capacità di riconoscere e approfondire i segnali del corpo, in un lavoro di gruppo aperto sia a chi già pratica Iyengar Yoga (o altri stili di yoga) sia ai neofiti; a chi già conosce la Teoria della Gestalt e intende fare l’esperienza del suo utilizzo in un contesto non convenzionale e protetto

DOVE: Yoga Room, Via Lombroso 6, Torino

A CHE ORA: dalle 9 alle 13

QUANDO: 16 novembre, 14 dicembre, 18 gennaio, 15 febbraio, 14 marzo, 18 aprile, 16 maggio, 13 giugno

COSTI: ogni incontro 40 euro

CHI SIAMO
Manuela Stano, Psicologa, Psicoterapeuta e Gestalt Counselor (lacasadeifunamboli.it).
Laura Nozza, Communication Specialist e Gestalt Counselor.
Emanuela Zanda, Insegnante certificata Iyengar Yoga (yoga-in-giro.blog).

INFO E PRENOTAZIONI
I posti sono limitati (massimo 8 persone), la prenotazione è obbligatoria chiamando il numero 3493408033 (Laura). Il workshop sarà confermato al raggiungimento delle iscrizioni necessarie. Le date possono subire variazioni.

Controllare il mal di schiena (prima parte)

Tutti possono soffrire di mal di schiena, o hanno sofferto, o ne soffriranno; il punto non è quello di diventare immuni da questo comunissimo disturbo, ma mantenere  la salute della colonna, e adottare le precauzioni necessarie quando si presentano problemi. Si tratta anche di un’occasione per studiare il proprio corpo ed imparare  a prendersene cura. Queste proposte riguardano soprattutto il tratto lombare e l’articolazione sacro iliaca: il mal funzionamento di quest’ultima comprime il nervo sciatico, mentre lo schiacciamento delle vertebre lombari comprime il nervo crurale. In entrambi i casi il fastidio è invalidante e il dolore si trasmette alle gambe con fitte dolorosissime. In questi appunti NON si esaminano questi casi di infiammazione grave, che necessitano di sequenze personalizzate a cura di un insegnante senior, ma si cerca di PREVENIRE in maniera  che la situazione non degeneri.

schiena1Comunque, se il fastidio è forte e si è stanchi, meglio eseguire posizioni di rilassamento del tratto lombare, 5 o meglio 10 minuti ciascuna.  In Yoga Rahasya si ricorda che la colonna è la parte “più sottile” del corpo grossolano, perchè non controlla soltanto l’assetto del corpo dal punto di vista anatomico, ma anche i movimenti del capo e lo stato della mente. Se il mal di schiena è soltanto causato da troppo lavoro, troppo tempo in piedi (troppe classi di yoga insegnate!) è necessario prima di tutto riposare e rilassare

ardha halasana con  panchetto o sedia; viparita varani con le gambe piegate sulla sedia e bassa schiena sul bolster; urdhva prasarita padasana con un mattone tra le ginocchia e cintura alle tibie; setubanda sarvangasana con mattone di traverso sotto al sacro, piedi alla stessa altezza e cintura.

schiena2Il gruppo di posizioni che estende un lato per volta la colonna è ideale per iniziare la pratica e può essere declinato in tantissime versioni, da adattare ai vari livelli di pratica. Utthita hasta padangustasana con la schiena al muro; utthita parsva hasta padangustasana sempre con la schiena al muro; parivrtta hasta padangustasana. Tutte queste posizioni, controllando il tratto lombare, allungano i muscoli interspinali, come si può vedere dalla figura dove sono disegnati anche gli strati profondi della muscolatura della schiena. Anche il gruppo di supta padangustasana, nelle varie versioni, ha lo stesso effetto. Ho trovato in particolare molto utile la posizione completa di supta padangustasana 1 con e le spalle sollevate  perché si estende il tratto lombare; quella con le braccia estese oltre il capo (in questo caso occorre mettere il piede sotto contro il muro). Per un lavoro ancora più intenso, estendere la gamba al massimo. Il nome della posizione completa è supta trivikramasana e Guruji dice in LOY che previene l’ernia; si può tentare questa posizione molto difficile prima con l’aiuto della sedia. Per concludere questa serie, si possono eseguire supta padangustasana laterale con il piede sotto al muro, scendendo con un bolster sotto il fianco e jatara parivartanasana con le gambe piegate, avendo cura di aprire completamente la base del torace e muovere l’ombelico in direzione opposta a quella di torsione.

schiena3Ora si possono eseguire posizioni in piedi con il supporto, ad esempio, utthita trikonasana, utthita parsvakonasana, ardha chandrasana con la schiena al muro successivamente si possono iniziare ad alternare allungamenti e torsioni ad esempio, baradvajasana con la sedia e adho mukha virasana con la sedia, seguiti da parsvottanasana con la sedia e parivrtta trikonasana, parivrtta ardha chandrasana con la schiena al muro, nelle due versioni, ruotando verso il muro e verso il centro della stanza. schiena4

Ora che le lombari e la sacro iliaca si sono un pochino “riscaldate”, si possono affrontare lavori un po’ più impegnativi, come lavorare sull’allineamento dei fianchi e la rotazione della gamba dietro di virabadrasana 1. Qui ho provato due varianti, la prima con la sedia e la seconda utilizzando un mattone contro il muro per  aiutare la stabilità della tibia e del fianco della gamba davanti.
schiena5Proseguendo l’azione di virabadrasana 1, si possono eseguire eka pada bekasana, premendo la parte alta della coscia a terra e spostando verso il basso l’ischio della gamba  piegata; la stessa azione, più intensa, in eka pada raja kapotasana.
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Per quanto riguarda le posizioni sedute, ho utilizzato una cintura dalla sacro iliaca ai talloni per estendere completamente le gambe in dandasana e per dare compattezza al bacino in alcune torsioni, marichasana 1 e marichasana 3. La cintura permette di tenere ben fermi gli ischi a terra e di ruotare la colonna con effetto più intenso.
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E’ opportuno alternare le torsioni alle estensioni, sempre con la cintura per compattare il bacino e le cosce; poi si possono eseguire torsioni più intense, come parivrtta paschimottanasana. Infine, ardha matsyandrasana 1 e 2 sono le torsioni più utili per muovere l’articolazione sacro iliaca. schiena8Per concludere, si possono eseguire alcune posizioni capovolte supportate. A mio parere, questa sequenza lavora in modo profondo le lombari, sciogliendo la fatica e le tensioni, ma si tratta solo di una prima parte, non ancora sufficiente a ripristinare completamente la funzionalità della colonna (continua).

I benefici dell’Iyengar Yoga dopo la menopausa (anche per gli uomini dopo gli anta)

 

Nella seconda metà della vita uno dei rischi è quello di accorciare la spina dorsale e di abbassarsi poco per volta. Questo è dovuto a vari fattori: la perdita di elasticità dei muscoli profondi della colonna (vertebrali e paravertebrali); l’abitudine a portare  il corpo troppo in avanti, inclinando testa, spalle e bacino; la tendenza a prendere peso, costringendo la colonna ad un lavoro supplementare; questo riguarda tutti, uomini e donne.

Il risultato è che, a 70 anni, una persona che non ha fatto nulla per contrastare questo processo, può aver perso anche 6 cm di statura rispetto a quando aveva 30 anni. Spesso l’osteoporosi contribuisce ad accellerare ed aggravare questo abbassamento; ma i due fattori sono evidentemente collegati. Un effetto secondario dell’accorciamento della colonna lombare può essere segnalato dal dolore alla parte bassa della schiena, che a volte può essere tanto forte da risultare invalidante. Mi capita di incontrare amiche che un tempo erano più alte di me ed ora, dopo 30 anni, sono più basse. Eppure anch’io non sono certo cresciuta. Ma l’Iyengar Yoga, lavorando sull’estensione della colonna, contrasta in modo molto efficace questa tendenza.

Dal punto di vista dello yoga, è importante mantenere la salute del corpo, in quanto un corpo- “veicolo” problematico e dolorante non può consentirci, nemmeno dal punto di vista spirituale, di percorrere tranquillamente la nostra strada di evoluzione. La consapevolezza di quello che il tempo provoca, fisicamente e mentalmente, deve essere uno stimolo ad un lavoro sempre più accurato. B.K.S. Iyengar, studiando in modo particolare l’allineamento del corpo, ha indicato il modo con cui praticare nella seconda metà della vita.

Per le donne, la menopausa è uno stato transitorio che produce cambiamenti. Negare questi cambiamenti sarebbe irragionevole, ma chi ha un corpo forte e attivo lo manterrà anche negli anni futuri. L’uomo non ha cambiamenti di tipo ormonale, ma è necessario che mantenga la colonna forte ed elastica e migliori la flessibilità del bacino e delle spalle.

Questa sequenza lavora soprattutto sulle gambe e sul bacino con l’aiuto, in molte posizioni,  di due cinture sistemate con le fibbie verso l’interno, in modo da aiutare a portare l’ischio indietro nelle posizioni sia in piedi che sedute. E’ importante iniziare e terminare con posizioni restorative, per riprendere energia. Il corpo lavora anche durante il rilassamento, e questo permette di assimilare il lavoro svolto

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Savasana su due bolster incrociati e piedi su un terzo bolster. Almeno 10 minuti. Questa posizione e a metà tra setubanda e savasana, apre il torace ed e molto rilassante e rinfrescante.

Supta padangustasana 1 e 2 con la gamba sotto piegata in badda konasana. Coperta arrotolata sotto la coscia della gamba piegata. In supta padangustasana laterale, allungare la gamba con un bolster sotto la coscia. Ripetere due volte per parte. Quindi ripetere supta padangustasana con la gamba sotto distesa.

Tadasana: allineare il davanti del corpo e il dietro del corpo. Osservare il bacino: sono alla stessa altezza?
Tadasana con la base delle dita dei piedi su mattone  per allungare il dietro della gamba e spingere in dentro il sacro. L’addome si rialza e si rilassa.

Tadasana con i talloni sul mattone a mezzaluna. Queste posizioni aiutano a sentire i punti della pianta del piede che spingono per allungare le gambe verso l’alto e, di conseguenza, il bacino.

Tadasana- urdhva hastasana-urdhva badangulliasana-uttanasana e adho mukka svanasana. Questa sequenza si può eseguire stringendo un mattone tra le cosce in modo da sollevare il pavimento pelvico.

Per eseguire le posizioni in piedi mettiamo una cintura per gamba nella parte alta della coscia, con la fibbia in modo da indurre la rotazione dell’interno della coscia in dentro e l’ischio indietro. In questo modo si inducono gli ischi ad andare in avanti, rialzando gli organi addominali.  In questo modo si possono eseguire Utthita Trikonasana, Vira II, Utthita Parsvakonasana, Ardha Chandrasana.

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padangustasana ardha uttanasana con due cinture che tengono ferme le creste iliache (tirano verso l’interno)

Adho mukka svanasana con le cinture nello stesso modo, piedi più alti sui mattoni o box per aiutare a sollevare il bacino.

 

Sirsasana (anche alle corde) oppure supta badda konasana

uttanasana con la testa sostenuta 2 minuti

paschimottanasna sedute su coperte (piedi più bassi del bacino) mattone tra le cosce

janu sirsasana e upavista konasana con le cinture; parsva upavista konasana

badda konasana

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supta badda konasana mattone tra i piedi ed una coperta arrotolata sotto il torace

 

sarvangasana con la sedia e poi halasana con il panchetto 8+8 minuti

paschimottanasana testa sulla sedia 2 minuti

menopausa4setubanda sarvangasana con il bacino sulla sedia, collo e testa su bolster e gambe appoggiate sullo schienale della sedia in badda konasana 5 minuti

setubanda sarvangasana con bacino e schiena su bolster, gambe in badda konasana (cintura), spalle, collo e testa a terra 5-8 minuti

setubanda sarvangasana con due bolster, uno sotto la schiena e uno sotto i piedi 5-8 minuti

savasana con le gambe piegate su due sedie 10 minuti

 

Se la spalla è rigida e dolente

Se una spalla fa male, o se una parte del collo è rigida, prendere antidolorifici non è la soluzione.  Spesso sono proprio i piccoli problemi fisici a dare la chiave di miglioramenti possibili nella pratica perché permettono di capire come quella parte del corpo funziona. La ricerca di una sequenza adatta quindi deve essere un modo di capire qualcosa di sé. Inoltre, ogni sequenza di asana e pranayama volta a migliorare lo stato fisico, non deve mirare a risolvere il problema fisico in sé, ma  rimuovere gli ostacoli sul cammino dello yoga. Lo yoga “curativo” si deve intendere esclusivamente in tale senso, dal momento che la malattia, il dolore e l’instabilità del corpo e del respiro costituiscono seri impedimenti  alla pratica (Yoga Sutra, I, 30-31).

Tra le parti del corpo che possono dare problemi,  proprio il collo e le spalle sono quelli che risultano più spesso rigidi e problematici; al secondo posto la bassa schiena; al terzo posto le ginocchia. Fermo restando che è durante la fase acuta, in presenza di gonfiore e sotto l’azione di medicamenti bisogna osservare il completo riposo, è necessario che il medico specialista risalga alle cause del problema.  Queste possono essere estremamente varie: dal comune torcicollo dovuto a problemi di raffreddamento, ai dolori reumatici per cause infiammatorie, alle deformazioni ossee per artrite. Ma il disturbo più comune e persistente è la generale tensione al collo e alle spalle dovuta ad errori posturali, abitudini che si sono protratte per anni e per decenni, di chiudere le spalle, ingobbire le scapole, protendere troppo il capo in avanti. L’uso del computer e del cellulare rende comuni questi errori posturali anche nei giovani. L’uso continuo del lato destro e l’abitudine di portare una borsa a tracolla sulla spalla sinistra, in modo da avere la mano destra libera, può rendere più debole e rigida la spalla sinistra, soprattutto la scapola.

Infatti, tra gli ostacoli al cammino dello yoga, la pigrizia e l’inerzia sono gli impedimenti più frequenti e sono anche le cause profonde dei problemi alle spalle, soprattutto i blocchi, le distorsioni e le slogature. Questo, secondo la filosofia indiana, fa sì che i problemi alle spalle facciano parte di adhyatmika, o malattie che si auto-producono, sia per scarso movimento, per posizioni sbagliate e incapacità di correggersi e mancanza di conoscenza corretta (Yoga Rahasya, Compilation of articles pertaining to Yoga Therapy published from 1994 to 2009, p.89). Una caratteristica della complessa articolazione della spalla è quella di poter eseguire un’ampia gamma di movimenti, però di essere un po’ instabile e quindi può facilmente capitare di farsi male se i movimenti sono eseguiti senza consapevolezza. La pratica delle corrette posizioni per migliorare questo stato può essere anch’essa dolorosa e richiede quindi pazienza e piena collaborazione.

Lo yoga non è una fisioterapia e non fa miracoli, ma può aiutare. Non si tratta di una terapia, e questi appunti sono puramente indicativi, poiché deve essere un insegnante senior a dare un parere personalizzato.

Come è stato osservato “quando una parte del corpo è dolorante, l’attenzione viene completamente assorbita da quell’area: la mente inconsapevolmente mette una lente di ingrandimento su quel punto e la sensazione di dolore aumenta” e si autoalimenta. Per questo è opportuno iniziare con una posizione rilassante come supta badda konasana, tenuta almeno 5 minuti, in modo che la mente si rilassi e il collo e le spalle, ben supportate, si rilassino.

Quindi si possono eseguire delle torsioni: in caso di torcicollo o di collo rigido, è bene prendere l’abitudine a ruotare il capo in modo consapevole, dopo aver esteso la colonna verso l’alto.

spalle 2E’ possibile che il dolore alle spalle sia anche dovuto ad una inabitudine/incapacità di aprire la pelle delle mani e le complesse articolazioni delle mani. La pratica a questo punto di Ardha Parsva Hastasana con una mano al muro per volta, con le dita in su, in basso, in avanti, indietro può rendere consapevole l’allievo dell’importanza di collegare le azioni per l’apertura delle spalle e del torace a quelle necessarie per aprire i metacarpi e servirsi della spinta delle mani per ruotare correttamente le braccia.

spalle3Se il dolore è sottoscapolare, Viparita Ardha Hastasana, rende consapevoli del punto esatto da cui parte la rigidità permettendo di lavorarci in modo corretto, in questa e nelle altre posizioni in piedi.

spalle4Utthita trikonasana, utthita parsvakonasana possono essere eseguite anche con tutta la mano sul mattone in modo da sollevare l’ascella; la mano dietro al fianco, poi distendere il braccio parallelo al torace e sguardo verso il basso (L. Steinberg, p. 124) portarlo in avanti (mano aperta verso il basso) e infine in alto nella posizione finale.  Questa sequenza fa sì che il braccio si inserisca nella sua sede. Chi ha dolore al collo non deve voltare la testa verso la mano portata in alto in trikonasana e parsvakonasana, ma mantenere la testa dritta, lo sguardo fermo, la nuca indietro, la gola rilassata. In una seconda serie, la mano sul mattone, con le dita voltate nella direzione opposta, lavora ancora di più sull’elevatore della scapola

spalle5.jpgAnche adho mukha svanasana con altezza sotto le mani e con le mani al muro/voltate in fuori aiuta a comprendere l’esatta rotazione delle braccia, a sentire le scapole che vanno indietro per mettere spazio tra le spalle e le orecchie.

Sirsasana può essere eseguito al muro con le scapole sostenute dai mattoni. In questo modo si può comprendere se una spalla è più forte dell’altra e se entrambe possono spingere nello stesso modo contro i mattoni. In questo modo si possono anche eseguire le variazioni.

spalle6Shalabhasana alle corde aiuta ad aprire completamente il torace mentre  Uttanasana con la corda sulle teste dei femori e una cintura ai polsi permette l’estensione delle braccia verso l’alto completando tutti i movimenti possibili dell’articolazione omero scapolare. Se non si sono le corde, si possono estendere ugualmente le spalle indietro da adho mukha vajarasana.

Con più tempo a disposizione si possono a questo punto eseguire di nuovo le torsioni, in modo da consolidare i risultati prima raggiunti.  Possono essere importanti per chi ha soprattutto problemi al collo. Eseguire baradvajasana lasciando la testa e lo sguardo in avanti, ruotare il tronco e le spalle, infine ruotare soltanto la testa. Questo aiuta a controllare i trapezi e a muovere le scapole indipendentemente dal collo.

E’ molto importante concludere la pratica con posizioni meno faticose, che lascino l’”impronta” del lavoro svolto e che permettano di allungare in modo corretto le cervicali, aprendo il torace. Chatuspadana (se possibile sulla panca o sulla piattaforma, Lois Steinberg, p. 214),  Sarvangasana con supporto, Setu bandha sarvangasana (se possibile con il mattone sotto il sacro, eventualmente le gambe piegate e una cintura a metà delle cosce per permettere agli inguini di rilassare, oppure con bolster, Lois Steinberg, p. 236, fig. 71A)).

spalle7Infine, Viparita Karani e Savasana permettono di concludere riposando il cervello, oltre che il corpo, mantenendo il torace aperto. In savasana occorre supportare il collo secondo le necessità, eventualmente con una coperta arrotolata sotto le cervicali e una seconda coperta sotto la nuca. E’ essenziale che il collo e la gola siano rilassati, che il mento sia rivolto verso il torace e non verso l’alto, che le spalle siano opportunamente ruotate indietro, l’alto delle braccia sia ruotato, le mani rilassate. Si possono eventualmente mettere dei sacchetti pesanti tra il collo e le spalle, soprattutto quanto l’allievo non riesce a mantenere la testa ben diritta.

Nella sequenza seguente, le posizioni in grassetto sono più importanti

Supta Badda Konasana (Emilia Pagani, Yoga Journal)

Utthita Marichasana (Yoga, the Path to Holistic Health, pp.226-227)

Bharadvajasana con la sedia (Emilia Pagani, Yoga Journal)

Tadasana-Paschima Namaskarasana

Tadasana-Gomukhasana

Ardha Parsva Hastasana (L.Steinberg, p. 42)

Viparita Ardha Hastasana (L. Steinberg, p. 44)

Utthita Trikonasana  (L. Steinberg, p. 124)

Utthita Parsvakonasana stessa sequenza del braccio dietro

Ardha Chandrasana (schiena al muro)

(Prasarita Padottanasana)

Adho mukha Svanasana (altezza sotto le mani) Mani diritte/ mani in fuori

Sirsasana con mattoni

Shalabhasana (corde) (Emilia Pagani, Yoga Journal) Se non è possibile usare le corde, da vajarasana, andare in adho mukha, stirare le braccia e le spalle indietro. Fronte su mattone.

Ardha Uttanasana (corde) (Emilia Pagani, Yoga Journal)

Bharadvajasana

(Parsva Virasana)

(Marichasana 1)

(Supta Padangustasana)

(Urdhva Mukha Janu Sirsasana)

(Urdhva Mukha Paschimottanasana)

Chatuspadasana (Lois Steinberg, p. 214)

Sarvangasana con supporto (Lois Steinberg, fig. 68C, p. 217)

Setu bandha sarvangasana (Lois Steinberg, p.236, fig. 236)

viparita Karani

Savasana. Una variante adatta ad estendere il collo è con la cintura alla base della nuca. La cintura è appesa alle corde o alla sedia.

 

 

Bibliografia consultata:

B.K.S. Iyengar, Yoga, The Path to Holistic Health, 2001, sequenze a p. 326-331

Emilia Pagani, Yoga Journal, marzo 2017

Lois Steinberg, Iyengar Yoga Asana Alternatives, The Neck and Shoulders, 2010

Yoga Rahasya, Compilation of articles pertaining to Yoga Therapy published from 1994 to 2009, Shoulder problems, pp. 99-103

 

Yoga e salute: il cuore

Molto della pratica di asana e pranayama è rivolto all’apertura del torace, a creare spazio dove avvengono i movimenti involontari alla base della vita, il respiro e il battito cardiaco. In termini “yogici”, non si tratta soltanto di un esercizio fisico, ma di uno spostare l’attenzione dal cervello al torace “il luogo centrale della nostra esistenza” come ha detto Prashant Iyengar. Il cuore non è soltanto un muscolo che pompa il sangue, ma il centro emozionale del nostro essere.

Guarire il cuore: lo yoga potrebbe essere il pezzo mancante al puzzle della medicina moderna?” questo il titolo di un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Yoga and Physical Therapy.

 I problemi cardiovascolari, una delle più comuni cause di mortalità, sono in gran parte dipendenti dagli stili di vita:  la pratica di asana, pranayama e meditazione si è già dimostrata quindi utilissima per ridurre lo stress e combattere l’obesità, ma -come gli autori spiegano- c’è qualcosa di più importante da scoprire sui motivi per cui lo yoga può essere curativo per il cuore e il sistema circolatorio. Il sistema nervoso periferico agisce infatti sotto la soglia della nostra consapevolezza, eppure ha un ruolo importante nel controllare la pressione sanguigna, la digestione, la traspirazione ecc. Già da più di 50 anni si è riconosciuto che il sistema nervoso periferico può inoltre condizionare la salute delle fibre del muscolo cardiaco. Lo yoga funziona perché può far scendere in modo considerevole i marker dell’infiammazione cronica alla base della malattia.

Il sistema nervoso periferico si divide tra sistema simpatico e parasimpatico e i livelli di attività funzionano generalmente all’inverso: più lavora il sistema simpatico, meno quello parasimpatico e viceversa. La funzione dei sistemi è cruciale quando devono difendere l’organismo dai fattori di rischio. Negli anni la ricerca ha dimostrato che aritmie, variazioni di pressione cardiaca, propensione all’infarto sono direttamente imputabili, in un certo senso, a squilibri tra il sistema simpatico e parasimpatico. Il sistema parasimpatico tende ad abbassare la pressione e calmare il cuore, permettendo la ripresa dopo un episodio di stress.

sistema-nervoso1Molte pratiche di yoga, come sappiamo, permettono il rilassamento del corpo e della mente, ma nello yoga c’è qualcosa di più di questo. E’ la pratica delle posizioni “restorative” alternate a quelle attive che produce il beneficio, non le posizioni “restorative” da sole. In altri termini: lo yoga funziona nel suo insieme di asana, pranayama e meditazione. La pratica dello yoga regolare per almeno due mesi può portare ad una regolarizzazione anche del 40% degli ormoni dello stress, cortisone e adrenalina; così come riduce gli episodi di fibrillazione anche del 50%.

Su queste premesse, ben illustrate da ampia bibliografia clinica, è stato condotto un esperimento presso l’Università del Kansas su 52 pazienti di età variabile tra i 18 e gli 80 anni, che hanno praticato un programma speciale di Iyengar Yoga sotto la guida di insegnanti certificati per tre mesi, due volte alla settimana. Le asana praticate: sukhasana, adhomukhavirasana, dandasana, janusirsasana, paschimottanasana, tadasana, uttanasana, setubandhasarvangasana, suptapadangusthasana, pavanamuktasana, savasana.  Lo studio sperimentale ha dimostrato che, sebbene lo yoga non elimini del tutto la fibrillazione, riduce i sintomi di oltre il 50% dimostrando di poter essere una terapia complementare e alternativa molto efficace.

 

Yoga e salute: la circolazione linfatica

lymphatic_system1310769499554Con la pratica degli asana, sviluppiamo sensibilità nella intercapedine tra la pelle e la carne…Il movimento della pelle dà la comprensione dell’asana. Sentite di estendere la pelle, i muscoli, persino le ossa, dal centro alle estremità e dalle estremità verso il centro (BKS Iyengar, Light On Life, 2005, p.28 ss.)

Il sistema linfatico è poco conosciuto nelle sue funzioni e molto delicato. La funzione del sistema linfatico è quella di  produrre  e far circolare in tutto l’organismo sostanze   create dalle  ghiandole disposte lungo la colonna.  La linfa è una soluzione acquosa che contiene sostanze importantissime soprattutto per la risposta immunitaria.    Però  il fluido, percorsi i vasi di conduzione, si può disperdere nei capillari linfatici, provocando ristagno e gonfiore negli arti. Poiché il 70% della circolazione linfatica è sottocutanea, la pressione dei muscoli è il principale fattore che aiuta la propulsione della linfa. In particolare le giunture (gangli linfatici) si trovano numerose in corrispondenza delle maggiori articolazioni del corpo, ascelle, inguini, gomiti e ginocchia. Anche i movimenti respiratori fungono da fattore propulsivo per la circolazione della linfa.

Più si studia il sistema linfatico, più si scopre quanto sia interessante rispetto alla pratica dell’Iyengar Yoga. Infatti Iyengar aveva osservato come il “corpo fisiologico” sia compreso tra il “corpo muscolare-scheletrico” ed il “corpo mentale”. Se le cellule del nostro corpo non sono in buona salute, noi non siamo in buona salute. Con la pratica di asana e pranayama possiamo intervenire a modificare lo stato di salute del nostro corpo ed in particolare rendere l’intero corpo attivo, eliminando i liquidi in eccesso e le tossine.
La linfa si origina dal filtraggio del plasma sanguigno attraverso le pareti dei vasi. La maggior parte di questo liquido viene riassorbito rapidamente dallo stesso sistema sanguigno, ma un’altra parte (2-4 litri in 24 ore!) non venendo riassorbito, costituisce il liquido “interstiziale”. La linfa, già conosciuta nell’antichità e anche in India (in sanscrito lasika, liquido luminoso), contiene lipidi e proteine che vanno ad arricchire il sangue, ma contiene anche materiale che va filtrato ed eliminato (ad esempio, durante la digestione, i liquidi transitano per il sistema linfatico). Inoltre, la risposta immunitaria si attiva attraverso il sistema linfatico, poiché i linfociti, cellule importanti nella risposta immunitaria, si formano nel timo, nella milza e nei linfonodi e la linfa stessa può essere portatrice di antigeni. A differenza del sistema circolatorio, la circolazione della linfa avviene soltanto in un senso, dalla periferia al centro; non esiste un organo centrale preposto alla mobilità della linfa, come avviene per il sangue pompato dal cuore.

images-17La complessità del sistema linfatico (capillari, vasi, precollettori, collettori, linfonodi, tronchi linfatici, e dotti linfatici) ricorda le Nadi di cui parlano gli antichi testi dello Yoga, che avevano origine da un punto chiamato kandasthana situato subito sotto l’ombelico. Queste nadi erano 72000 ma ognuna si divideva a sua volta in altre 72000. Le nadi principali connettevano i punti focali della colonna (chakra) a cui tutto il sistema era collegato.

 

Per stimolare il sistema linfatico, occorre eseguire posizioni in sequenza accompagnate dal respiro, posizioni capovolte e posizioni di recupero. La pratica del pranayama è particolarmente adatta a lavorare sui gangli linfatici. Occorre però anche studiare a fondo come lavora la pelle rispetto ai muscoli, soprattutto nelle posizioni in piedi, in modo da creare una capacità di sentire lo scorrimento della pelle rispetto ai tessuti sottostanti nelle varie posizioni.

utthita trikonasana

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