Luoghi: Istituto per anziani “Piccole Sorelle dei Poveri”

Mi sono sempre immaginata, prima o poi, ad insegnare yoga a persone anziane. Non persone di 60 o 70 anni piene di salute ed energia, ma davvero anziane. Non sapevo però che l’avrei fatto seguendo i miei percorsi di volontariato. Ora ho un’allieva che si chiama Antonia che ha una figlia di 70 anni! Questo vuol dire essere davvero anziani ed eppure avere ancora voglia di fare ed imparare qualcosa di diverso.

Ho interrotto la mia attività presso la Casa Circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino poco meno di un anno fa,  per vari motivi, nel senso che non ho più chiesto il rinnovo del permesso per il 2018. L’attività di yoga è stato “ereditata” da un’amica che insegna Hatha Yoga, non Iyengar Yoga, e che desiderava portare avanti questa esperienza. Del resto, in tanti anni non è stato possibile trasformare l’attività della lezione settimanale in un vero e proprio progetto di cui fosse possibile valutare i risultati ed intravvedere una prospettiva, anche modesta. Questo avrebbe richiesto il coinvolgimento di altri insegnanti e, inevitabilmente, di qualche risorsa. Condotta così e senza possibilità di espansione, anzi messa spesso in difficoltà dall’irrigidirsi delle norme sulla sicurezza, la mia attività rischiava di esaurirsi per esaurimento della volontaria! Ho preferito interromperla prima che questo accadesse, alla ricerca di un’ altra possibilità nel mondo del volontariato.

Questa si è presentata quasi subito. La mia amica Vittoria mi ha segnalato l’Istituto per Anziani “Piccole Sorelle dei Poveri” dove è stata ospitata per qualche tempo sua mamma: un Istituto speciale, situato in un edificio imponente costruito appositamente alla fine dell’ottocento, grazie ad una serie di donazioni, che ospita anziani poveri e non più completamente autosufficienti, anche economicamente…. L’accoglienza è familiare e calorosa; la mamma di Vittoria si era trovata benissimo. Al mattino, chi è in grado di lavorare collabora in cucina, nella manutenzione del giardino, nelle pulizie, esegue lavori vari; al pomeriggio, con l’aiuto di volontari laici, ci sono varie attività ricreative. L’ambiente è incredibilmente sereno, grazie allo spirito di servizio delle suore, le “Piccole Sorelle” appunto, tutte straniere, originarie del sud america e dell’oriente, con un sorriso contagioso!

La mia attività è iniziata subito, senza alcuna formalità, proprio il contrario dell’esperienza precedente. Il materiale yoga è stato trasferito negli spazi adiacenti ad una grande sala, utilizzata come sala conferenze e manifestazioni. Ci sono moltissime sedie, non esattamente del tipo usato nei nostri studi di Iyengar Yoga, ma che vanno benissimo. Ho acquistato un po’ di tappetini e ho trasferito le coperte e i mattoni che utilizzano nel precedente volontariato.

IMG-20180717-WA0004-1Occuparsi di persone anziane non è facile per niente, insegnare yoga meno ancora. Ormai tutti, anche gli anziani della casa di riposo, hanno sentito parlare dello yoga e sanno che è benefico per la salute. Qualcuno afferma di “fare ginnastica” spesso o qualche volta. Ma in realtà la maggior parte non ha mai fatto alcuna forma di attività fisica e non conosce per nulla il corpo, oppure ha consolidato l’idea che il corpo sia qualcosa che ha bisogno del medico e delle medicine se ci sono problemi. Ovviamente i problemi ci sono, e sono sentiti come insormontabili, determinando una fragilità, mentale prima che fisica, che disturba la concentrazione. D’altra parte, chi può dire come ci si sentirà a 80 o 90 anni? Ci sono tanti esempi di anziani lucidissimi e in ottima salute, ma anche molti pieni di acciacchi. Parlare dei propri acciacchi diventa facilmente il passatempo preferito.

Un primo ostacolo è quello di lavorare a piedi nudi. I piedi sono problematici nelle persone anziane, e anche per questa ragione non si tolgono volentieri le calze. A questo punto dicono che preferiscono lavorare con le calze, oppure hanno calze speciali difficili da togliere. Ovviamente il problema di uno diventa problema di tutti, e ognuno partecipa dando il proprio contributo e contribuendo al clima di scarsa concentrazione….

Il secondo ostacolo è quello della stabilità nel lavorare in piedi e la facilità a sentirsi stanchi. Con piedi in quelle condizioni è impossibile avere la stabilità necessaria alla maggior parte delle posizioni in piedi senza supporto e quindi preferisco che si appoggino sempre alla sedia. Meno male che c’è Vittoria che mi aiuta a spostare le sedie, anche soltanto alla loro destra e sinistra! Perché per loro è faticoso spostare continuamente le sedie per eseguire le posizioni dai due lati e non è semplice nemmeno capire che tappetini, sedie e praticanti devono essere allineati.

Il terzo ostacolo è l’impossibilità di sedere a terra tenendo la colonna estesa. Per prima cosa è difficile sedersi a terra, solo alcuni lo possono fare. Ma anche chi si siede a terra, pur con tre o quattro coperte, non è in grado di tenere le gambe incrociate. Quindi non faccio eseguire, in linea di massima,  queste posizioni e mi accontento di far lavorare seduti sulla sedia, oppure, come nel caso di Anna, con due sedie: la schiena appoggiata allo schienale della sedia e le gambe distese come in dandasana.

Il quarto ostacolo è l’impossibilità, per alcuni, di stendersi a terra. Anche qui l’aiuto di Vittoria è importantissimo perché alcune persone che non volevano distendersi stanno ora migliorando la loro abitudine di stendersi e rialzarsi, ma devono essere aiutate. Una volta a terra, capiscono immediatamente i vantaggi della posizione savasana, o della preparazione al pranayama.

Le mie lezioni di yoga devono tenere conto di questi piccoli e grandi ostacoli, che rendono impossibile una lezione anche solo vagamente somigliante a quelle “normali”. In primo luogo, mi sento molto ignorante. Non avevo la percezione di come fosse difficile insegnare, più che posizioni, “atteggiamenti” yoga e avevo un’idea approssimativa della fragilità fisica e mentale dell’anziano.  Sono appena all’inizio di un percorso di apprendimento e qualsiasi indicazione mi può essere utile, tenendo conto che l’età dei miei studenti è tra gli 85 e 90 anni. 

IMG-20180911-WA0002-1Come si svolge una lezione di yoga alla casa di riposo? Una volta che gli studenti si sono tolte le scarpe e le calze e si sono sistemati nelle loro postazioni, con tappetino e sedia, faccio loro eseguire una sorta di “tadasana” seduto, magari con i piedi sui mattoni, in cui, con i piedi e le ginocchia parallele, sentendo la spinta degli ischi sulla sedia, possono sentire l’elevazione della colonna e l’apertura del torace.  Di qui, si può lavorare sui piedi, sollevando i talloni mentre si mantiene la posizione, poi sollevando un piede da terra senza scendere con la colonna. Un’altra possibilità è quella di eseguire baradvajasana seduti sulla sedia, è ovviamente più difficile. Una terza possibilità sono le estensioni delle braccie come urdhva hastasana e urdhva badanguliasana.

Quindi provo qualche posizione in piedi, prima con le due mani sullo schienale della sedia sollevare un tallone dopo l’altro, cercare di portare energia ai piedi; poi divaricare le gambe ed eseguire un piccolo “trikonasana” estendendo lateralmente i due lati del torace e portando la mano sulla sedia; adho mukha svanasana con le mani sulla sedia, parsvottanasana, prasarita padottanasana.

IMG-20180807-WA0010-1Quando sono presenti amiche o badanti un po’ più giovani, che fanno yoga con noi, si crea un clima molto bello. Queste persone magari non sanno nulla di yoga, ma sanno come vanno trattati gli anziani per cui riescono a partecipare alla lezione ed aiutare gli anziani in modo allegro e giocoso, dando loro l’impressione di partecipare ad una attività che davvero va bene per tutti; così gli anziani fanno un’attività che non è solo esclusivamente “per loro” con tutti i loro limiti, ma è benefica per tutte le età, come in realtà è. In altri termini, mescolare gli anziani con altri studenti di yoga, in modo da farli sentire partecipi di un’attività collettiva, è un modo per dare loro ottimismo e confidenza, e non farli sentire umiliati dai loro limiti.

Qualche volta, oltre alle badanti, si sono fermate anche le suore! Purtroppo queste hanno i problemi del loro abbigliamento, ma è bello per gli anziani vedere che anche le suore partecipano e ci credono! Una in particolare, Suor Annina, originaria di Sri Lanka, desiderava davvero imparare lo yoga, che sentiva un po’ come una cosa sua; però ha dovuto accontentarsi di qualche fotocopia che le ho procurato perché non le è permesso altro.

La classe si chiude con posizioni sdraiate, con i problemi di cui ho parlato; supta tadasana, pavana muktasana ecc. Una signora non si può sdraiare e allora abbiamo architettato per lei una posizione sdraiata su cinque sedie, un po’ come savasana appoggiato sui mattoni. Il rilassamento è magico per ognuno di loro, come semplici indicazioni sulla respirazione.

Questo è solo l’inizio….il mondo degli anziani è incredibilmente complesso e interessante e, lavorandoci da pochi mesi, sento di avere soltanto scalfito la superficie. C’è tantissimo da imparare e da studiare e molta esperienza da fare. In generale, l’avanzamento dell’età non procede in modo lineare, ma un certo giorno ci si accorge di non avere più la voglia, o la forza, o tutte e due, di fare determinati movimenti e di lavorare in un certo modo con il corpo e con la mente. Premesso che invecchiare è un fenomeno naturale e necessario, è anche giusto vivere consapevolmente questi momenti di cambiamento e ritardare il più possibile irrigidimenti del fisico e della mente che non sono dovuti a cause di forza maggiore. Grazie a Vittoria che mi ha fatto conoscere questo mondo e ai vecchietti che mi seguono ogni settimana, per tutto quello che mi danno la possibilità di imparare.  A differenza del volontariato precedente, che in un certo senso faceva sentire anche me un po’ “imprigionata”, mi pare che lavorare nella casa di riposo apra tantissime prospettive per chi è interessato ad imparare. Sono sempre di più le persone che arrivano ad età avanzata, ed è importante mantenere una buona qualità della vita, se le condizioni fisiche lo consentono; ma è anche vero che le risorse pubbliche sono limitate o, per dirla in altro modo, ci sono grandissime opportunità di essere utili. Grandissime vuol dire che in un campo come questo, è perfetto un insieme di tecniche raffinate come quelle dell’Iyengar Yoga e ci sarebbe davvero posto per tanti insegnanti e collaboratori di buona volontà….

Controllare il mal di schiena (prima parte)

Tutti possono soffrire di mal di schiena, o hanno sofferto, o ne soffriranno; il punto non è quello di diventare immuni da questo comunissimo disturbo, ma mantenere  la salute della colonna, e adottare le precauzioni necessarie quando si presentano problemi. Si tratta anche di un’occasione per studiare il proprio corpo ed imparare  a prendersene cura. Queste proposte riguardano soprattutto il tratto lombare e l’articolazione sacro iliaca: il mal funzionamento di quest’ultima comprime il nervo sciatico, mentre lo schiacciamento delle vertebre lombari comprime il nervo crurale. In entrambi i casi il fastidio è invalidante e il dolore si trasmette alle gambe con fitte dolorosissime. In questi appunti NON si esaminano questi casi di infiammazione grave, che necessitano di sequenze personalizzate a cura di un insegnante senior, ma si cerca di PREVENIRE in maniera  che la situazione non degeneri.

schiena1Comunque, se il fastidio è forte e si è stanchi, meglio eseguire posizioni di rilassamento del tratto lombare, 5 o meglio 10 minuti ciascuna.  In Yoga Rahasya si ricorda che la colonna è la parte “più sottile” del corpo grossolano, perchè non controlla soltanto l’assetto del corpo dal punto di vista anatomico, ma anche i movimenti del capo e lo stato della mente. Se il mal di schiena è soltanto causato da troppo lavoro, troppo tempo in piedi (troppe classi di yoga insegnate!) è necessario prima di tutto riposare e rilassare

ardha halasana con  panchetto o sedia; viparita varani con le gambe piegate sulla sedia e bassa schiena sul bolster; urdhva prasarita padasana con un mattone tra le ginocchia e cintura alle tibie; setubanda sarvangasana con mattone di traverso sotto al sacro, piedi alla stessa altezza e cintura.

schiena2Il gruppo di posizioni che estende un lato per volta la colonna è ideale per iniziare la pratica e può essere declinato in tantissime versioni, da adattare ai vari livelli di pratica. Utthita hasta padangustasana con la schiena al muro; utthita parsva hasta padangustasana sempre con la schiena al muro; parivrtta hasta padangustasana. Tutte queste posizioni, controllando il tratto lombare, allungano i muscoli interspinali, come si può vedere dalla figura dove sono disegnati anche gli strati profondi della muscolatura della schiena. Anche il gruppo di supta padangustasana, nelle varie versioni, ha lo stesso effetto. Ho trovato in particolare molto utile la posizione completa di supta padangustasana 1 con e le spalle sollevate  perché si estende il tratto lombare; quella con le braccia estese oltre il capo (in questo caso occorre mettere il piede sotto contro il muro). Per un lavoro ancora più intenso, estendere la gamba al massimo. Il nome della posizione completa è supta trivikramasana e Guruji dice in LOY che previene l’ernia; si può tentare questa posizione molto difficile prima con l’aiuto della sedia. Per concludere questa serie, si possono eseguire supta padangustasana laterale con il piede sotto al muro, scendendo con un bolster sotto il fianco e jatara parivartanasana con le gambe piegate, avendo cura di aprire completamente la base del torace e muovere l’ombelico in direzione opposta a quella di torsione.

schiena3Ora si possono eseguire posizioni in piedi con il supporto, ad esempio, utthita trikonasana, utthita parsvakonasana, ardha chandrasana con la schiena al muro successivamente si possono iniziare ad alternare allungamenti e torsioni ad esempio, baradvajasana con la sedia e adho mukha virasana con la sedia, seguiti da parsvottanasana con la sedia e parivrtta trikonasana, parivrtta ardha chandrasana con la schiena al muro, nelle due versioni, ruotando verso il muro e verso il centro della stanza. schiena4

Ora che le lombari e la sacro iliaca si sono un pochino “riscaldate”, si possono affrontare lavori un po’ più impegnativi, come lavorare sull’allineamento dei fianchi e la rotazione della gamba dietro di virabadrasana 1. Qui ho provato due varianti, la prima con la sedia e la seconda utilizzando un mattone contro il muro per  aiutare la stabilità della tibia e del fianco della gamba davanti.
schiena5Proseguendo l’azione di virabadrasana 1, si possono eseguire eka pada bekasana, premendo la parte alta della coscia a terra e spostando verso il basso l’ischio della gamba  piegata; la stessa azione, più intensa, in eka pada raja kapotasana.
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Per quanto riguarda le posizioni sedute, ho utilizzato una cintura dalla sacro iliaca ai talloni per estendere completamente le gambe in dandasana e per dare compattezza al bacino in alcune torsioni, marichasana 1 e marichasana 3. La cintura permette di tenere ben fermi gli ischi a terra e di ruotare la colonna con effetto più intenso.
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E’ opportuno alternare le torsioni alle estensioni, sempre con la cintura per compattare il bacino e le cosce; poi si possono eseguire torsioni più intense, come parivrtta paschimottanasana. Infine, ardha matsyandrasana 1 e 2 sono le torsioni più utili per muovere l’articolazione sacro iliaca. schiena8Per concludere, si possono eseguire alcune posizioni capovolte supportate. A mio parere, questa sequenza lavora in modo profondo le lombari, sciogliendo la fatica e le tensioni, ma si tratta solo di una prima parte, non ancora sufficiente a ripristinare completamente la funzionalità della colonna (continua).

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