Yama e Niyama: Il cammino dell’azione

 

Dopo varie esercitazioni (che trovate tutte su questo blog) dedicate alla pratica di asana e pranayama, approfondendo vari aspetti degli Yoga Sutra di Patanjali, negli ultimi tre seminari di quest’anno si sintetizza con “il cammino della pratica” (yama, niyama); “il cammino della conoscenza” (asana, pranayama, pratyahara); “il cammino della devozione” (dharana, dhyana, samadhi).

II.29 yama-niyamāsana-prāṇāyāma-pratyāhāra-dhāraṇā-dhyāna-samādhayo ‘ṣṭāv aṅgāni

Gli otto componenti dello yoga sono yama (astensioni), niyama (principi da osservare), asana (posizioni), pranayama (esercizio del respiro), pratyahara (controllo dei sensi), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (totale assorbimento)

Yama guida l’elenco dei componenti dello Yoga e ahimsa, non violenza, è la prima delle astensioni, yama. Patanjali non è un moralista, non vuole spiegarci che cosa fare e non fare: si limita a dire che per ottenere gli obbiettivi dello yoga (fermare i movimenti della mente) occorre in primo luogo osservare yama e niyama. BKS Iyengar ha specificato che yama e niyama costituiscono il percorso della pratica, cosa occorre fare ogni giorno, in tutti i momenti della vita, e praticando yoga. Senza lo sforzo costante di osservare yama e niyama, non è possibile seguire proficuamente il cammino successivo, quello della conoscenza.

II. 30 ahiṁsā-satyāsteya-brahmacharyāparigrahā yamāḥ

Le astensioni sono ahimsa (non violenza), satya (non mentire), asteya (non rubare), brahmacharya (non depravazione), aparigraha (non ambizione di possesso)

ahiṁsā: La violenza nasce dalla paura, dalla debolezza, ignoranza, estrema stanchezza. Uno yogi deve pensare che gli altri devono avere giustizia, ma egli stesso deve in primo luogo perdonare. La violenza si combatte soprattutto liberando dalla paura; satyā: qualsiasi forma di manipolazione della realtà mette lo yogi in una condizione falsa. Non si tratta solamente della parola, o del pettegolezzo, prima di controllare le parole, occorre controllare la coerenza della propria condotta. asteya: l’invidia e il desiderio delle cose altrui rende le persone miserabili. Non si tratta solo di “cose” materiali, ma ci si può anche appropriare delle idee degli altri, o fare un cattivo uso di quello che si è ricevuto. brahmacharya: Non si tratta esclusivamente di celibato, ma di saper utilizzare l’enorme vitalità, energia e coraggio che derivano dal controllo del corpo, della parola e della mente. aparigraha: Si tratta di rendere la propria vita la più semplice possibile, senza disperdere energie inutili e di sviluppare la capacità di accontentarsi.

II.32  śauca-santoṣa-tapaḥ-svādhyāyeśvara-praṇidhānāni niyamāḥ

I principi da osservare sono sauca (pulizia), santosa (appagamento),  tapah (rigore), svadhyaya (studio dei testi sacri),  Isvara pranidhanani (devozione a Dio).

sauca. La pulizia è intesa in senso ampio: esterno, interno del corpo, mente, pensieri, abitazione, cibo ecc. Riguardo agli asana, occorre tenere a mente la pulizia nell’esecuzione, evitare la sciatteria, non praticare in modo distratto, non interrompersi per fare altre cose. santosal’appagamento va praticato, non nasce spontaneamente. Spontaneamente l’essere umano desidera molte cose, è tentato da cose materiali e riconoscimenti. L’appagamento e la serenità sono condizioni della mente, derivano da una conoscenza e pratica matura, al di là delle differenze di razza, credo, ricchezza e istruzione. Vedere tante differenze rende il pensiero ristretto e sterile. tapahvigore, rigore, severità nella pratica, autodisciplina. Lavorare non per l’obbiettivo egoistico, ma per il cammino supremo. Con la pratica di tapah, lo yogi ottiene grande forza nel corpo, nella mente e nel carattere. svadhyaya: alcuni interpretano studio dei testi sacri, BKS Iyengar interpreta come studio del sé, attraverso i testi sacri. Isvara pranidhanani: chi possiede fede, è libero dalla disperazione. Quando si sviluppa la capacità di devozione, si ottiene grande potere mentale e forza spirituale.

ahimsa (non violenza)

Isvara pranidhanani (devozione a Dio)

satya (non mentire)

svadhyaya (studio dei testi sacri)

asteya (non rubare),

tapah (rigore)

brahmacharya (non depravazione)

santosa (appagamento)

aparigraha (non ambizione di possesso)

sauca (pulizia)

Per ricordare yama e niyama, osservate questa corrispondenza: ogni yama (non fare…) ha una sua virtù opposta in niyama (fare…)

yamanyamala sequenza:

adho mukha virasana, adho mukha svanasana. Tutte le posizioni con lo sguardo verso il basso incrementano la devozione (Isvara pranidhanani) e non violenza (ahimsa). Le orecchie in linea con la parte alta delle braccia, come insegnato da Geetaji. Su adho mukha svanasana e la devozione ha parlato anche Zubin.  Cercare di sentire qualcosa di nuovo nella pratica degli asana, questo è seguire satya e svadhyaya.

Surya namaskarasana per migliorare tapah, il rigore, l’ardore. Almeno 6 volte

utthita trikonasana, vira 1, vira 2, vira 3. Mantenere l’azione nell’andare in posizione, nel rimanere e nel tornare dalla posizione è satya (non mentire) e svadhyaya (studio dei testi sacri). Nelle posizioni, soprattutto se difficili e di equilibrio, occorre fare quello che si può, non di più, non di meno. Questo è brahmacharya (non depravazione) e santosa (appagamento)

Per praticare ahimsa (non violenza) occorre sviluppare il proprio coraggio. La violenza è sempre risultato della paura. Le posizioni che sviluppano il coraggio sono sirsasana, supta virasana, matsyasana, ustrasana, urdhva dhanurasana e in generale, tutte le posizioni che aprono il torace.  Per praticare Isvara pranidhanani (devozione a Dio) invece, simbolicamente ci si inchina in avanti: janu sirsasana, ardha badda padma paschimottanasana ma anche upavista konasana e malasana.

Infine,  con le c.d. “posizioni restorative” ed il pranayama in posizione sdraiata, si pratica ancora Isvara pranidhanani (devozione a Dio) e aparigraha (non ambizione di possesso) rilassando consapevolmente il corpo.

A proposito della figura in apertura, con il simbolo dell’AUM, una svastica e due piedi che chiude un testo, questa è l’immagine alla festa del Guru Purnima, nel luglio 2010 a Pune, all’Istituto di BKS Iyengar. Non sapendo leggere il testo, ho chiesto il significato e la risposta è stata: ” Andate in giro per il mondo. cercate la vostra strada. Dove abbasserete la testa, lì è il vostro Guru”

la mandria + india 363

(Gli appunti su yama e niyama sono tratti da BKS Iyengar, Collected works -Astadala Yogamala, II, pp. 37-44; VII, pp. 89-100)

 

Geetaji: mantenere la mente vigile nella pratica

Questa lezione è stata tenuta da Geetaji nell’agosto 2012

Swastikasana. Invocazione. Chiudete lentamente gli occhi e portate le pupille indietro. Controllare le oscillazioni del corpo, grandi e piccole. Se il corpo è stabile, usate la maturità della vostra pratica per portare l’attenzione nel centro del cuore.

adho mukha virasana. Lo sterno va in avanti ma la colonna va in dentro, i muscoli dorsali in dentro. I due lati del torace si allungano e vanno indietro e verso l’alto per portare dentro la colonna e fare spazio nel torace. La parte alta delle braccia tra le orecchie. I lati del torace non devono andare in avanti, la posizione è “in avanti” ma quello che deve andare in avanti è solo lo sterno, i due lati del torace devono andare indietro. Mantenendo questa azione dei due lati del torace andare in adho mukha svanasana. Non permettete ai due lati del torace di scendere.

urdhva hastasana. Stessa azione. Portate la parte alta delle braccia tra le orecchie.  Il lato interno delle scapole va in dentro e si allarga.  Questa azione si deve imprimere dentro di voi, non semplicemente eseguire le posizione. Cosce indietro. Dovete essere onesti con voi stessi. Se state imparando, dovete sentire qualcosa di nuovo.  La vostra attenzione deve essere rivolta a osservare se qualcosa cambia, perché il corpo è abituato a fare le cose sempre nello stesso modo. A volte voi notate qualcosa di nuovo  e ne parlate solo se vi fa male. Ognuno ha dei limiti fisici, ma quello che studiamo con lo yoga è la capacità della mente.  Estendere le braccia in avanti e mantenere l’azione, portare le mani a terra e camminare indietro per adho mukha svanasana. Mantenendo l’azione delle braccia e dei due lati del torace, camminare indietro, ma spingere i talloni a terra e le caviglie indietro. Il lato interno della caviglia sale, l’esterno preme a terra. Aprire il dietro delle ginocchia, aprire il retro delle cosce. Stirare semplicemente le gambe è da principiante.

utthita trikonasana a destra.  Ruotare la gamba davanti, il piede dietro. I femori devono rimanere verso l’interno della gamba. Per andare in posizione, sollevare i due lati dell’osso pubico, sollevare l’ombelico e mantenendo questa altezza dell’addome andare in trikonasana.  La spalla destra in avanti, sentire l’allineamento della nuca indietro. Se la mente dorme,  la testa va in avanti. Nello yoga, la mente non deve mai dormire.  Mantenendo l’ombelico verso l’alto, la mente non si addormenta. Sentite la differenza?

img_20180331_134953.jpgTutti seduti in virasana. Dormire è una cosa normale, tutti hanno bisogno di dormire di notte. C’è bisogno di un buon sonno, per lavorare il giorno dopo.  Ma ora siamo di giorno e abbiamo una lezione che dura solo due ore, eppure la mente è pigra. Il corpo non è pigro, si vuole muovere.  Per la mente, vagare è la normalità, la mente si ribella quando si deve fermare. Se dovete stare un minuto in trikonasana, che cosa fate? La domanda è per la mente, non per il corpo. I principianti si guardano intorno in continuazione, e così gli insegnanti invitano sempre a portare l’attenzione nei punti del corpo. Se portate su i lati del torace in adho mukha virasana c’è un cambiamento nella posizione, un cambiamento nella mente. Il lavoro si esegue al di sotto della posizione, della sua esecuzione materiale, a un livello più sottile.

Utthita trikonasana. Se mantenete l’azione, la mente resta vigile. Se andate in trikonasana tenendo le spalle indietro, la mente resta sveglia. Mantenete, dall’inizio alla fine, i lati interni delle scapole dentro.  Se non sapete mantenere un’azione, la mente continua a vagare. Per questo, gli asana vengono prima del pranayama.

utthita parsvakonasana. Sollevare l’ombelico e mantenere l’azione andando in parvakonasana. Sentite la stessa azione di adho mukha svanasana? I due lati del torace, mentre lo sterno sale, vanno indietro. Così la mente non si addormenta.  Portare il braccio sopra l’orecchio, come in adho mukha virasana. Sentite l’azione nel torace, nei due lati del torace? Sono come due fiumi che scorrono.

virabhadrasana 1. Qui l’azione dei due lati del torace è indispensabile e la consapevolezza deve essere più forte.  Da utthita hasta padasana, sollevare i due lati dell’osso pubico, i due lati dell’ombelico. Ruotare una gamba verso l’interno e l’altra verso l’esterno. Cosa è successo all’addome? Le braccia non fanno urdhva hastasana, fanno adho mukha svanasana. Il centro delle natiche deve andare in dentro, e l’addome si solleva. Ai principianti si spiega cosa  fare per eseguire virabhadrasana 1 e 2, la differenza tra le due posizioni. Ma voi, non dovete pensare a questo,  dovete pensare che la mente resta focalizzata sull’azione, dall’inizio alla fine.  A sinistra. Da utthita hasta padasana, ruotate le mani verso l’alto, i bicipiti e i tricipiti. La spalle, le scapole fanno adho mukha svanasana. Braccia su, tra le orecchie. Mantenendo questa azione, ruotate un piede verso l’interno l’altra gamba verso l’esterno. Le braccia, le spalle, continuano a fare adho mukha svanasana.  Ora, mantenendo queste azioni e portando l’ombelico su e il centro delle natiche in dentro, piegate la gamba.

upavishta konasana. I lati dell’ombelico su. Le scapole in dentro, la colonna in dentro. Le posizioni sedute, upavisthta sthiti, servono a sollevare il torace senza affaticare il cervello. Riposate il cervello. Il cervello qui riceve i risultati dell’azione che fa il corpo.  Osservate i risultati dell’azione. Non guardate in giro.  Viso rilassato, cervello rilassato.

Baddha konasana. Mantenere sollevati i due lati dell’ombelico, afferrare i piedi con le mani e portare le scapole in dentro. Sciogliere le mani, portare le dita ai lati delle natiche, sollevare le natiche leggermente, portare le cosce giù, riabbassare le natiche senza abbassare l’ombelico.

padmasana. Chi non può fare padmasana, fa ardha padmasana, chi non può fare nemmeno questo, swastikasana.  Chi fa padmasana non deve lasciare il ginocchio in aria, deve mantenere l’azione dell’addome su e portare giù il ginocchio. Parvatasana, Azione di adho mukha svanasana

adho mukha svanasana

baddha konasana e andare in avanti. Tenere i due lati del tappetino per mantenere l’estensione.

sirsasana. Salire nella posizione. Aprire le ascelle, azione di adho mukha svanasana. Il centro delle natiche in dentro, estendere le gambe. Premere il lato esterno delle mani e dei polsi a terra, sentire l’incrocio delle dita e portare le tibie in dietro. C’è una forte connessione tra le dita delle mani e le tibie, osservate questo.  Se vi accontentate di stare su, con le mani e le dita in uno stato di torpore, non potete portare l’azione alle gambe. Se spingete le mani a terra, la mente non può vagare e le tibie non cadono in avanti. Sollevare la parte alta delle braccia. Guardate dritto, al livello degli occhi.

adho mukha virasana

IMG_20180331_135105virasana, parvatasana, parsva virasana

baradvajasana, i muscoli dei polpacci devono ruotare verso l’interno come in samasthiti. La presa delle mani insegna come muovere le costole.  In tutte le torsioni, ci sono le azioni delle torsioni ma anche delle posizioni indietro.

paschimottanasana. Se gli inguini sono rigidi, occorre separare le gambe. Divaricare le gambe in upavista konasana e andare in avanti con i due lati dell’ombelico.

sarvangasana. Da chatuspadasana, andare in halasana, stendere indietro le braccia. Portare il torace in avanti, l’azione delle posizioni precedenti.

savasana, gambe incrociate in swastikasana, poi rilassare le gambe

 

 

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