Asana/Dhyana

 

Nei seminari di quest’anno dedicati agli studenti intermedi ed avanzati andremo a rileggere che cosa Patanjali ha detto a proposito dell’astanga yoga e a mettere in relazione con gli asana ogni volta un “anga” diverso. Questo perché Guruji ha insegnato principalmente la perfezione dell’asana, convinto che nella pratica degli asana siano impliciti anche gli altri “rami” o “anga” dello yoga.

Questo seminario (23 settembre 2017) prosegue la serie già iniziata la scorsa primavera, in cui sono state proposte sequenze ispirate da alcune “parole chiave” degli Yoga Sutra: la stabilità, il distacco, l’ardore, il coraggio, la conoscenza.

Iniziamo quindi con asana/dhyana perché secondo alcuni commentatori l’asana è solamente la posizione seduta  ed infatti la parola è utilizzata nei Veda con il significato di “sedile”. Questo ha provocato dibattiti tra gli studiosi, poiché sembra che ci sia poco in comune tra gli  “asana” praticati oggi nelle numerose scuole di yoga e l’asana inteso come stasi, posizione seduta per la pratica di dhyana, meditazione o contemplazione.

Il geniale lavoro di ricerca e di insegnamento di BKS Iyengar ci dimostra che non è così. Anche gli asana di tradizione più antica richiedono un non indifferente lavoro fisico di preparazione e una attenzione al corpo inconciliabile con i luoghi comuni sullo yoga “meditativo”.

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Alcuni documenti archeologici aiutano a comprendere che la pratica del terzo “anga” di Patanjali sia qualcosa di più e di diverso dal semplice stare seduti per la meditazione. Basta osservare una delle numerose statue di Buddha del Gandhara (II secolo a.C.) per ammirare la perfetta simmetria del padmasana, l’estensione verso l’alto dei due lati del torace, il rilassamento della gola, il rilassamento della pelle del viso. Soltanto le mani descrivono un mudra e sono in posizione asimmetrica perché il gesto esprime il significato della raffigurazione.

WP_20170919_13_49_55_ProUn bronzetto proveniente dal sud dell’India, forse ben 1500 anni dopo, ovvero verso il 1300, raffigura Yoga-Narashima ovvero Visnu nella sua incarnazione come uomo con la testa di leone. La divinità è questa volta seduta in sukhasana, la posizione comoda. L’incrocio delle gambe è sorretto da una larga fettuccia, come le nostre cinture! Ancora una volta non soltanto vediamo la perfetta esecuzione dell’asana ma anche l’uso di un supporto.  Questa statua è stata citata infatti da Guruji a proposito della antica sapienza dello studio degli asana e dei modi -inclusi i supporti- per renderle più semplici da imparare e da “sentire”.

Patanjali dedica agli asana 3 sutra:

II, 46  l’asana è perfetta stabilità del corpo, perseveranza dell’intelligenza e buona disposizione dello spirito (Iyengar)

La positura (dovrebbe essere) stabile e comoda (Taimni)

(dopo aver atteso alle astensioni e prescrizioni) si dà una stasi stabile e agevole (Squarcini)

II, 47 la perfezione nell’asana è raggiunta quando lo sforzo per eseguirla diventa senza sforzo e l’essere infinito dentro di noi viene raggiunto (Iyengar)

mediante il rilassamento dello sforzo e la meditazione sul “senza fine” (si domina una postura) (Taimni)

(Una stasi a cui si è giunti in virtù) dell’allentamento dello sforzo e dell’approdo alla concordanza con l’illimitatezza (Squarcini)

II, 48 da questo punto in poi il sadhaka non è più disturbato dalla dualità (Iyengar)

da ciò la mancanza di attacchi da parte delle coppie di opposti (Taimni)

e dalla quale deriva l’immunità alle coppie di opposti (Squarcini)

Tre sutra possono parere pochi, in confronto alo spazio dedicato, ad esempio, a descrivere i vari yama e nyama. Questo è stato un argomento usato dai sostenitori dello yoga “meditativo” per dire che gli asana sono un aspetto secondario della pratica. Ma in realtà dhyana, che noi traduciamo  con “meditazione” è definito con un solo sutra:

III, 2 La meditazione è un flusso regolare di attenzione diretto verso un unico punto o area (Iyengar)

il flusso ininterrotto della mente verso l’oggetto (scelto per la meditazione) è la contemplazione (Taimni)

L’univoco protrarsi in questa (stessa) sede della disposizione alla cognizione (rimasta) è la visione inintenzionata (Squarcini)

Il fatto che Patanjali dedichi poco spazio agli asana non vuole dire che questo “anga” non sia importante. Secondo alcuni, non descrive gli asana più in dettaglio perché altri testi l’avevano già fatto: un testo più tardo, l’Hathayoga Pradipika, si propone proprio di illustrare la pratica di asana, pranayama, mudra e bandha secondo gli insegnamenti dei più antichi e autorevoli maestri, distinguendo tra raja yoga, i principi dello yoga e hatha yoga, la pratica dello yoga (questo testo si data forse al XIV secolo). E tra gli antichi maestri ci sono anche i commentatori di Patanjali, tra cui Vyasa che, qualche secolo dopo Patanjali, nomina 11 asana principali, che non sono però gli  unici. Questi asana sono tutte posizioni sedute o varianti di posizioni sedute, ma nell’Hathayoga Pradipika si parla di 84 posizioni descritte da Siva e di un numero pressoché infinito di posizioni nei testi più tardi.

In conclusione, pare ragionevole l’interpretazione di Edwin Bryant che per “asana” suppone si debba intendere tutta quella pratica volta ad abituare il corpo in modo tale che la mente non venga disturbata durante la meditazione, un rapporto privilegiato quindi tra asana e dhyana. Certo, in sé, la pratica degli asana non è l’obbiettivo dello yoga, ma la stessa cosa si potrebbe dire anche degli altri “anga” descritti negli Yoga Sutra. E’ lo stretto legame tra tutti questi aspetti che rende la pratica efficace a raggiungere gli obbiettivi.

Quindi con la nostra pratica, in questa fase, studiamo le posizioni sedute descritte da Vyasa ed eseguiamo una sequenza volta a migliorare la stabilità era comodità di queste posizioni, alla ricerca dello “sforzo senza sforzo” e del “superamento della dualità” in modo tale che non intervenga alcun disturbo da parte del corpo durante il pranayama seduto e la contemplazione o meditazione (in grassetto gli asana menzionati da Vyasa):

tadasana/uktanasana/malasana/adho mukha svanasana/uttanasana

supta tadasana/pavana muktasana/urdhva prasarita padasana/supta padangustasana

virabhadrasana II x 3

dandasana/sukhasana/parvatasana in sukhasana/supta sukhasana

siddhasana/preparazione per kamalasana/ardha kamalasana/kamalasana/

ardha padmasana/padmasana/parvatasana in padmasana/matsyasana

virasana/parvatasana in virasana/ supta virasana/paryankasana/yoga mudra in virasana/Krounchasana/ustrasana

badda konasana/yoga mudra in badda konasana/supta badda konasana

savasana

ujjyai pranayama sdraiato con gambe incrociate su bolster

villoma pranayama espirazione in sukhasana o padmasana mantenendo l’addome rilassato, il torace su

dhyana in sukhasana, padmasana o virasana

 

Bibliografia consultata:

B.K.S. Iyengar, Gli antichi insegnamenti dello Yoga. I Sutra del grande maestro Patanjali, 1997

Taimni I. K. La scienza dello Yoga. Commento agli yogasutra di Patanjali, 1970

Patanjali. Yogasutra, a cura di Federico Squarcini, 2015

E.F. Bryant, The Yoga Sutras of Patanjali. A New Edition, Translation and Commentary, 2015

 

 

 

Geetaji: espandere la consapevolezza, dal centro ai lati

Aggiustare il corpo e il respiro dall’interno. Il disturbo che viene dall’esterno è senza fine.  Rimanere quieti e aggiustare l’interno fino a raggiungere il silenzio.

Invocazione

Paschimottanasana. Piedi paralleli, gomiti allargati, testa giù. Costole in dentro e muovere in avanti. Allargare le costole fluttuanti verso i lati, muoverle vero i lati dei corpo. Aprire la mente verso i lati, poi allungare  lo sterno in avanti e portare la testa giù.

Supta padangustasana con la cintura. Partire da supta tadasana. Piedi uniti, gambe unite, occhi uniti, braccia ai lati, tenere i lati del tappetino, aprire la piante dei piedi. Retro delle ginocchia, retro delle cosce devono allargarsi verso il pavimento. Scapole all’interno.  Piegare la gamba destra, portare la cintura al tallone ed estendere la gamba verso il lato. I due lati del bacino restano paralleli. Tornare in tadasana. Gamba sinistra. Tenere la cintura. Aprire il bacino dalla destra a sinistra, per dare la libertà alla rotazione.  Tornare in tadasana. Tenere i lati del tappetino e portare il sacro all’interno del corpo.  Se il sacro resta verso l’esterno, occorre mettere una benda arrotolata sotto l’osso sacro.  Piegare la gamba destra, supta padangustasana 2, mantenere il sacro all’interno del corpo.  Gamba sinistra. Ruotate gli inguini in modo che la testa del femore resti all’interno. Non portare il gomito a terra! Estendere il braccio all’esterno e ruotare la spalla. Ritornare.

Adho mukha svanasana. Aprire le dita delle mani, il retro delle gambe come in supta padangustasana.  La colonna dentro il corpo ed aprire i lati del torace, come in paschimottanasana.

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Ardha chandrasana x 2. Da tadasana=supta tadasana. Allargare il retro delle cosce. Utthita hasta padasana. Parte alta delle cosce indietro. Parsva hasta padasana a destra. Ruotare la parte alta della coscia. Utthita trikonasana, natica destra in dentro. Andare in ardha chandrasana. Mantenere la natica in dentro. Tornare in trikonasana. Sinistra. Natica in dentro. Aprire il torace. Muovere le costole all’interno. Tornare. Gli studenti devono avere l’umiltà, diversamente non imparano. Gli insegnanti devono avere un po’ di ego perché devono controllare gli studenti.  Chi non mantiene l’equilibrio deve andare al muro, questa è l’umiltà. Imparare senza disturbare la mente, chiedersi, perché non riesco a fare questo? Un buon studente può diventare insegnante, un cattivo studente no.

Adho mukha svanasana. 

Paschimottanasana. Come prima. Muovere i lati delle costole basse in avanti. Espirare e portare la testa giù. Il retro delle cosce giù.

Sirsasana. Ardha sirsasana significa testa giù e bacino giù, gambe distese. Con le gambe distese salire in sirsasana. Stessa pressione sui due lati dei polsi. Scapole dentro. Lati interni delle cosce verso l’alto. Aprire un po’ le gambe e portare su gli angoli interni delle cosce. Quando si riuniscono le gambe occorre mantenere l’estensione del lato interno delle gambe. Il retro delle gambe come in supta tadasana. Se le gambe vanno in avanti significa che la posizione è sbagliata. Costole fluttuanti non devono essere spinte in avanti. I due lati dell’osso pubico in avanti e paralleli. Addome morbido.

Parsva ekapada sirsasana. Aprire la zona pelvica, natiche in dentro.

Adho Mukha vrchasana. Prima con la gamba destra, poi sinistra. Alternare con uttanasana, piedi uniti, mani giù.  Poi adho mukha vrchasana con i piedi uniti, provare una volta, se non si è capaci, lasciare il posto ad altri. Non aiutare.

Sarvangasana. Partire come da supta tadasana, sistemare il retro del corpo, tenere i lati del tappetino, scapole trapezi giù, poi andare in halasana, usare la cintura. Sollevare la pelle del retro del tronco con le mani, sollevare il dietro delle costole e andare in sarvangasana. Ruotare le spalle indietro per allungare il collo. Se non è possibile, tornare in halasana, aggiustare e risalire. Le mani devono essere esattamente sui due lati  delle basse costole. I due lati del torace devono andare in avanti.

Parsva ekapada sarvangasana. Cosa avviene nella zona dove sono appoggiate le mani alle costole?

Halasana. Le costole frontali devono essere soffici ma nella parte posteriore devono essere forti. L’addome verso l’alto. Questa è l’azione di halasana.

Adho mukha virasana. 

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Adho mukha svastikasana. Estendere le braccia in urdhva hastasana, poi andare in avanti senza avvicinare le mani, mantenere i due lati del tronco allungati, il torace aperto.

Janu sirsasasana x 2. Estendere le braccia, le dita, i gomiti, muovere le costole all’interno e le scapole all’interno. Estendere in avanti mantenendo l’azione. Le palme separate, non tenere il piede per allargare il torace. Lavoro come in adho mukha svastikasana, appoggiare le mani nello stesso modo. Il lato della gamba piegata si estende di più di quello della gamba tesa. Lo sterno non deve cadere, deve essere mosso in avanti, tenendo le costole all’interno, si capisce la differenza?

Paschimottanasana. Tenendo un mattone oltre le piante dei piedi, andare in avanti.

Janu sirsasana x 2 con il mattone oltre la pianta del piede. Osservare le costole, lo sterno, allungare i lati del tronco. Allargare i muscoli della schiena verso i lati. Alcune persone hanno la schiena come cammelli! Allargare i lati del torace, portare l’attenzione, aprire la mente verso i lati, espandere la consapevolezza. 

Paschimottanasana. Tutto aperto, torace aperto, cuore aperto, sterno aperto, mente aperta, intelligenza aperta. Se la mente è aperta, l’ego seguirà. Mantenete l’umiltà per trovare più spazio, apertura. 

Savasana. Se il cuore è chiuso non c’è consapevolezza. In questo momento, il corpo è fluido, come un liquido. La pelle si deve allargare, espandere. Sentire lunghe soffici inspirazioni e espirazioni che tengono più posto, in ogni direzione, occupando ogni spazio disponibile. Gli occhi vanno sempre più verso l’interno.

(lezione tenuta da Geetaji presso il RMYI il 16 agosto 2012)

 

 

Pratica personale: il “saluto al sole”

o Surya Namaskar è una delle pratiche di maggiore successo dello yoga contemporaneo, meritatamente. Si tratta infatti di una pratica che non richiede alcun attrezzo, oltre al tappetino e molta buona volontà, ma offre straordinari benefici fisici e mentali. E’ una pratica adattissima al periodo delle vacanze o del rientro perché permette di rimettersi in forma in breve; inoltre è una pratica completa, che si può adattare a seconda delle proprie esigenze. Non sappiamo quando sia nata questa sequenza di asana: secondo alcuni, l’origine sarebbe relativamente recente, l’inizio del secolo scorso; ma secondo altri risalirebbe addirittura al periodo vedico.

L’abitudine di eseguire asana in sequenza (Vinyasa) doveva essere comune nella scuola di Krishnamacharya a Mysore: è infatti stata ereditata da Pathabi Jois con il suo Astanga Yoga ed è stata a lungo praticata anche da Iyengar, che successivamente si dedicò a studiare l’allineamento nell’asana e lo yoga terapia, arricchendo la pratica di asana in sequenza di ben più importanti approfondimenti.

La pratica viene comunque mantenuta da BKS Iyengar nel suo Light On Yoga, nelle sequenze, del c.d. “primo corso” e la sequenza suggerita è la seguente:

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  1. Tadasana, inspirazione
  2. Uttanasana,  espirazione,inspirazione
  3. Chaturanga Dandasana,  espirazione
  4. Urdhva Mukha Svanasana,  inspirazione
  5. Chaturanga Dandasana,  espirazione, inspirazione
  6. Adho Mukha Svanasana, espirazione
  7. Uttanasana, inspirazione
  8. Tadasana, espirazione

Se Chaturanga Dandasana all’inizio è difficile, si può sostituire con Adho Mukha Virasana (come nella sequenza in apertura). Nel primo corso di asana di Gaeta Iyengar, Surya Namaskara è definito “parte delle preghiere giornaliere, in quanto ognuno, nei suoi rituali, non può fare a meno di salutare il Sole, Surya, una energia incredibile ed indispensabile per l’umanità”. Si consigliano 12 ripetizioni, come i 12 nomi del Dio Sole.  Per passare da una posizione all’altra si possono anche eseguire dei salti: questa tecnica è alla base dell’Astanga Yoga.

Oppure si può benissimo portare l’attenzione sul respiro e sull’allineamento, evitando di saltare. Per rendere la pratica più varia e completa, si possono inserire altre posizioni, in piedi, sedute, in avanti ed indietro. Ad esempio, dopo Adho Mukha Svanasana, inserire Utthita Trikonasana a destra e sinistra. Un esempio qui con Utthita Parsvakonasana. Notate che ho inserito la sequenza chaturanga-urdhva mukha tre le due ripetizioni destra/sinistra di parsvakonasana.

IMG_3575“I movimenti veloci e il rapido cambio di posizione assicurano libertà di movimento, creano agilità e flessibilità. migliorando la circolazione sanguigna” e anche la circolazione linfatica, grazie all’azione combinata del respiro con rapidi movimenti che allungano la parte anteriore e posteriore della colonna. I benefici dello yoga vengono in questo caso combinati con quelli di una attività aerobica, con vantaggio per il sistema cardiorespiratorio, e per il metabolismo, come è riportato da una ampia letteratura scientifica.  “Il cervello pigro si attiva e la mente agitata si riposa. Infatti questa è una specie di lavaggio del cervello, in cui si iniziano vedere nuove prospettive e un futuro migliore. Inoltre, i più giovani si divertiranno molto” prosegue Geeta, “ma chi ha problemi di cuore deve eseguire asana più riposanti”. Inoltre questa sequenza non è indicata durante il ciclo mestruale. E’ invece adattissima agli sportivi che vogliono mantenere e incrementare agilità e flessibilità, come specificato da Yoga e Sport, l’ultimo lavoro di BKS Iyengar tradotto in italiano. Gli occhi devono seguire il movimento delle dita: questo aiuta la coordinazione tra i sensi di percezione e ii corrispondenti organi di azione.

Ma questa intuizione non è preziosa solo per gli sportiva, è a maggior ragione utilissima per le persone non più giovani, che iniziano la pratica dello yoga, e che desiderano lavorare anche per conto loro. Eseguire -ad esempio- tadasana, urdhva hastasana muovendo lo sguardo aiuta moltissimo a mantenere l’equilibrio.

Un grande insegnante di Iyengar Yoga, Christian Pisano, nel suo testo “Virasamavesa. La contemplazione dell’eroe“, riprende le basi di Surya Namaskara nella pratica chiamata “Incantazione della corrente”, sottolineando l’aspetto meditativo di questa pratica, in cui le variazioni di movimento generano una corrente di fluidità e di energia. Tuttavia ammonisce sul fatto che le asana vanno prima studiate separatamente e la pratica della fluidità non deve creare ansia o disordine.  “Il movimento e il radicamento devono procedere di pari passo”. In questa “incantazione della corrente”, Pisano propone di inserire praticamente tutte le più comuni asana, in una sequenza che può diventare anche più di un’ora continuata, come ho suggerito per stimolare tapah. E’ importante non  accelerare mai i tempi e mantenere il respiro regolare. Ovviamente richiede esercizio e pratica. Al termine della sequenza, le posizioni capovolte devono essere supportate, perché non è possibile avere la necessaria stabilità.

 

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