Yoga in giro: Villa della Regina

Con grande piacere ed emozione comunico che è stata accettata la mia proposta di condurre lezioni di yoga, aperte a tutti  e gratuite, nella meravigliosa cornice di Villa della Regina, il 7 maggio e 4 giugno 2017, domenica, dalle 15,30 alle 16,30.  L’attività si è svolta per l’Associazione Amici di Villa della Regina, che è da anni impegnata a sostenere iniziative in grado di contribuire alla manutenzione e migliore fruizione della Villa. Si tratta di domeniche in cui l’ingresso è gratuito: ai partecipanti è stata richiesta un’offerta libera per l’Associazione, da destinare all’acquisto di panchine per il parco.

Domenica 7 maggio e domenica 4 giugno sono stati  condotti i primi esperimenti, molto positivi, per la presenza di un bellissimo sole dopo la pioggia (e durante la pioggia!)e di un pubblico attentissimo. Potete vedere l’album fotografico, curato da Vittoria Castagneto, qui. La pratica a Villa della Regina riprenderà a settembre

18301843_1278846895532017_3237045083345077545_nVilla della Regina non ha certo bisogno di presentazioni. Residenza Sabauda inscritta nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, faceva parte delle residenze suburbane, la “corona di delizie”. Il progetto costruttivo fu ispirato alle ville barocche della campagna romana, al centro di una sistemazione scenografica del pendio, con fontane e terrazze. Proprio sulla terrazza del Belvedere dei Solinghi, situata all’ombra del bosco, si svolge la pratica di yoga. Informazioni: infoamicivilladellaregina@gmail.com

LA STABILITA’ (Sthiti)

La stabilità corrisponde all’elemento terra, alla qualità dell’inerzia, del non movimento. Sthiti viene frequentemente usata da Patanjali con riferimento alla fermezza; ma viene anche usata nella forma di participio passato per indicare il fondamento, o semplicemente l’esserci.

La forza di gravità non fa parte delle cose che possiamo scegliere, ma è un elemento di prakrti, e rappresenta la qualità di tamas, inerzia. La condizione umana è un continuo dialogo con la gravità, con ciò che ci lega alla terra, sia in senso negativo che positivo. Vivendo in un mondo dominato dal dualismo, senza la terra non possiamo sperimentare l’elevazione, la leggerezza. Una condizione di possesso di beni terreni, la stabilità economica, senza esagerare, è quello che serve per iniziare un cammino spirituale; ma ci sarà un momento in cui i beni della terra andranno abbandonati.

La stabilità e la fermezza sono soprattutto qualità della mente. La pratica è lo sforzo della mente di rimanere concentrata e proprio qui, su questa ispirazione, possiamo immaginare una sequenza di asana che ci consenta di sperimentare come la concentrazione della mente ci possa far sentire la stabilità del corpo. Come le circostanze della vita a volte ci costringono alla ricerca di nuovi equilibri, così nella pratica delle asana, l’attenzione della mente si deve fermare su alcuni punti specifici, eseguendo posizioni che hanno un diverso orientamento con lo spazio e rapporto con la terra sotto i nostri piedi.

Per dare stabilità al corpo occorre lavorare sulle caviglie, i polsi e l’osso sacro, in modo da trasformare l’inerzia in elevazione. La pelle dei piedi e delle mani si deve allargare, i talloni e i polsi sono i punti dove si concentra il peso, ma questo non deve avvenire in modo passivo. Per fare questo, occorre controllare l’esterno del polso e l’esterno della tibia. Provando a praticare con una cintura, si capisce subito il lavoro.

Anche dove le mani sembrano avere un ruolo meno importante, sono comunque fondamentali per la stabilità; per questo eseguiamo trikonasana, parsvakonasana con la mano piatta sul mattone, come preparazione a vasistasana. Portando la testa del femore in dentro, si può estendere il tronco nella direzione opposta: questo è, ad esempio, il lavoro di ardha chandrasana, che diventa fondamentale per la stabilità in vasistasana e anatasana

Adho mukha virasana
adho mukhasvanasana
uttanasana
tadasana con mattone tra le cosce
prasarita padottanasana
utthita trikonasana mano piatta su mattone
utthita trikonasana piede davanti su mattone

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utthita parsvakonasana mano piatta su mattone
utthita parsvakonasana piede davanti su mattone
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ardha chandrasana
ardha chandrasana mano su mattone
adho mukha svanasana
vasistasana preparazione
vasisthasana completo
anantasana

sirsasana (al muro; corda alle tibie=tadasana)
setubanda sarvangasana bolster

pranayama

savasana

I.8 viparyayo mithyā-jňānam atad-rûpa pratişţham: L’errore è la falsa conoscenza fondata (pratişţham) sull’apprendimento scorretto (di qualcosa)

I.13 tatra sthitau yatno ‘bhyāsaḥ: La pratica è lo sforzo della mente di rimanere concentrati

I.35 vişayavatī vā pravŗttir utpannā manasaḥ sthiti nibandhanī: O ancora quando ci si concentra su un oggetto e questo porta fermezza nella mente

II.18 prakāśa kriyā sthiti śīlam bhutendriyātmakam bhogāpavargārtham dŗśyam: Quello che è conoscibile ha la natura dell’illuminazione, dell’attività, dell’inerzia. Consiste dei sensi e degli elementi e esiste con lo scopo di provocare la liberazione oppure l’esperienza

II.48 sthira sukham āsanam: L’asana è la perfetta stabilità del corpo e buona disposizione dello spirito

Ricordando BKS Iyengar

Ho visto per la prima volta B.K.S. Iyengar nel 2004, quando partecipai all’intensivo “Sadhana” che Geeta tenne per festeggiare il suo sessantesimo compleanno. Ero con la mia insegnante Maria Paola Grilli. Di Guruji mi ha immediatamente colpita il sorriso. Dolcissimo, penetrante, intelligente. Era felice di salutare gli studenti stranieri. Durante l’affollatissimo intensivo di Geeta, ad un certo punto arrivava, si sedeva ai margini della sala e osservava se gli studenti facevano quello che veniva loro detto di fare. Se questo non succedeva, o almeno non in modo tale da accontentarlo, significava che l’insegnamento non era stato abbastanza efficace, convincente: allora interrompeva Geeta senza fare tanti complimenti e riprendeva a spiegare, con parole diverse e con maggiore enfasi.

Altrimenti, passava parecchio tempo semplicemente ad osservare la classe, gli studenti. Una volta è capitato che Guruji si sia seduto al fondo della grande sala dove c’erano alcune sedie di plastica; c’era pochissimo spazio e si doveva salire in sirsasana. Così ho fatto sirsasana con il viso a venti centimetri dai piedi di Guruji, facendo molta attenzione a non soffiare sui suoi piedi o cadergli addosso. Lui non pareva affatto preoccupato da questo possibile pericolo.

Da allora, sono ritornata in India nel 2010 e nel 2012, per due mesi ogni volta, e sono stata sempre colpita dalla sua umiltà. Usciva di casa qualche minuto prima delle nove e aspettava con pazienza che gli allievi uscissero dalla classe di Prashant prima di entrare per la sua pratica. Era il primo ad osservare gli orari e la disciplina della sua scuola.

Nel 2014 sono ritornata in India per studiare prima a Mumbai con Zubin Zarthoshtimanesh ad agosto, con il progetto di rimanere il mese successivo a Pune. A Mumbai ho saputo subito che Guruji si era spento, ho partecipato ai funerali e alle cerimonie che si sono tenute nelle due settimane seguenti, ad istituto chiuso. Quando le lezioni sono riprese, era quasi impossibile rivolgere lo sguardo al punto della sala dove lui era solito praticare, troppo doloroso.

A distanza di quasi quattro anni, non sono tornata a Pune, ma sono prenotata per il prossimo anno, settembre 2018. Gli amici che ci sono stati nel frattempo raccontano che la qualità dell’insegnamento è sempre eccellente, come quando Guruji era presente ed interveniva alle lezioni. Basta ascoltare e provare a praticare alcune lezioni di Sunitaji, che la mia amica Daniela mi ha portato in registrazione dal’India. Del resto, tra le prerogative  di un grande maestro di yoga, c’è anche la capacità di acquisire poteri straordinari (YS, III, 39) e chi, se non Guruji, può aver acquisito poteri straordinari? mi piace quindi pensare che Iyengar sia sempre presente, desideroso di guidare i suoi studenti, a volte brontolando, a volte sorridendo e che tramite i sui insegnanti della  scuola di Pune -e anche attraverso tutti noi- continui a rinnovare la qualità dell’insegnamento dello yoga. Ma la sua genialità è indimenticabile! E noi studiamo grazie a lui.

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